I nomi della lista della trans Brenda sarebbero dodici, o addirittura quattordici: un ministro, un ex ministro, un campione dello sport, due medici, un giornalista che appare spesso in televisione, politici del centrosinistra di grande importanza a livello regionale. I nomi girano, uno degli interessati ha smentito ufficialmente in un’intervista al Corriere della Sera, ma anche Marrazzo smentì all’inizio. Ma nessuno parla, e non succederà finché non verranno depositati gli atti dell’inchiesta, sempre che quei video ci siano davvero. Comunque, l’ipotesi di omicidio per Brenda continua a rimanere sul tavolo: la valigia pronta per la partenza, la voce di un alone sulla porta esterna – smentita dalla Questura – che farebbe pensare ad un incendio appiccato da fuori, e il computer sul lavabo. Difficile togliersi dalla testa l’idea che sia stato tutto ben organizzato. Ma altrettanto difficile trovare una prova certa che lo sia stato davvero. Wendell Mendes Paes era figlio di un pastore evangelico, Josè Alejandro Vidal Silva, del direttore di un giornale locale di Rio de Janeiro. Ragazze imprigionate in corpo da uomo. Wendell scappa dal suo paesino ai confini tra il Brasile e la Guyana francese, a soli 16 anni, e finisce sulla strada, vive di prostituzione, furti e piccole rapine ai clienti: solo così riesce a procurarsi i soldi per sottoporsi alla cura di ormoni e finalmente alla tanto sospirata operazione per farsi il seno. Josè invece i soldi (9000 euro), li riceve direttamente da suo padre. Wendell e Josè non si conoscono ancora, ma sono tutti e due alla ricerca della felicità, che credono entrambi di trovare in Italia. Si conosceranno solo una volta a Roma, si divideranno la strada e i clienti, e anche Marrazzo. E diventeranno amiche di Gianguerino Cafasso, l’uomo coinvolto nel tentativo di ricatto all’ex presidente della Regione, il pusher stroncato da un mix fatale di cocaina ed eroina. Natalie, comunque, precisa che pur avendo conoscenze in comune, lei e Brenda non si sono mai frequentate.
Wendell, ormai Brenda, a Roma vive in un monolocale di via dei Due Ponti, dove abitano altri trans brasiliani: sono case minuscole, abitate da trans brasiliani e romeni. Josè, ormai Natalie, abita invece in via Gradoli, in un appartamentino, lo stesso dove è stato girato il video con Marrazzo. La casa si trova nel seminterrato dello stesso palazzo dove venne tenuto prigioniero Aldo Moro dalle Brigate Rosse. Per Brenda e Natalie arrivano i primi guai con la giustizia. Brenda viene fotosegnalato per la prima volta il 4 luglio del 2005. Durante un’operazione antiprostituzione prende la prima espulsione come immigrato clandestino: è il 18 agosto 2006. Il 3 maggio 2008 viene arrestato in flagranza di reato perché non ha ottemperato al foglio di via della Questura. Il 6 marzo del 2009 viene emesso per il trans un altro decreto di espulsione.
Anche Natalie ha i suoi problemi: espulso più volte dall’Italia; identificato per la prima volta dalle forze dell’ordine nel 1996; tre anni dopo viene denunciato per vari reati e nel 2003 finisce in carcere con l’accusa di rapina e viene espulso per la prima volta. Il provvedimento viene ripetuto altre volte, poi esplode lo scandalo Marrazzo, e per Natalie arriva il permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
Brenda e Natalie si accusano a vicenda su chi ha teso la trappola del video all’ex presidente della Regione Lazio. Natalie parla di Brenda e di una certa Michelle che forse è scappata in Francia. Se ne dicono di tutti i colori e si lanciano accuse attraverso le interviste a giornali e televisioni. Poi Brenda viene trovata senza vita nel monolocale di dieci metri quadri di via dei Due Ponti, il 20 novembre scorso: l’autopsia rivela che è morta per asfissia. A ucciderla sarebbe stato l’ossido di carbonio sprigionato dal fumo dell’incendio del suo trolley. Brenda aveva fatto le valige, doveva lasciare la casa che non pagava più da mesi, ma non aveva i soldi per tornare in Brasile. Gli agenti della Mobile trovano il corpo del trans sul soppalco, è coperto da un lenzuolo fino ai fianchi e ha le braccia alzate e con dei piccoli tagli che risalgono a un giorno prima della morte. Brenda era diventato rissoso, dicono gli altri trans, la sera prima della sua morte aveva preso un’intera boccetta di Minias e si era scolata una bottiglia di whiskyi. L’ex fidanzato, Giorgio T. dice di avere parlato con lei quell’ultima notte e gli aveva detto che si sentiva in pericolo.
La morte di Brenda per ora resta un mistero, la Procura ipotizza l’omicidio ma non si esclude un «incidente provocato da una serie di gesti inconsulti che il trans potrebbe aver compiuto in preda all’alcol e ai barbiturici».

