NATALE IN TAVOLA: DALLA TRADIZIONE AL PRANZO DA MILLE E UNA NOTTE

17 dicembre 2009
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natale1 250x166 NATALE IN TAVOLA: DALLA TRADIZIONE AL PRANZO DA MILLE E UNA NOTTE 

Natale arriva puntuale tutti gli anni, il 25 Dicembre e ti investe con le sue luci,con i suoi regali,della sua religiosità e dei suoi sfarzosi pranzi. Dato di fatto è che ogni persona entra in fibrillazione per l’emozione già un mese prima: la corsa agli acquisti di maglioncini, sci, gioielli, bottiglie di vino e giochi/giocattoli di ultima generazione. Ma sono le donne quelle che devono rimboccarsi le maniche più di chiunque altro,già a Luglio iniziano a pensare “ Cosa facciamo a Natale, dove lo passiamo, cosa mi metto, cosa preparo da mangiare?” Dramma, il cibo per il pranzo o cena di Natale è sempre un dramma. Solitamente la popolazione media compra le salviette rosse,piatti rossi,bicchieri guarda caso rossi e tovaglie…rosse. Tutto esclusivamente di plastica! Poi si passa alle telefonate di rito: “Senti,t u cosa porti? L’insalata va bene? Si,tanto mia sorella cucina la carne ,io la pasta, la cognata compra i dolci ,mio cugino porta le carte da tavola e gli zii i soldi da cambiare per giocare a carte”. Beh,a quanti non è mai capitato questo genere di discussione? Il classico pranzo di Natale in famiglie medie è a base di: antipastino composto da olive verdi e nere,crostino  con patè e tonno, grissino con l’ormai conosciuta fetta di prosciutto intorno, (con quel maledetto grasso che pochi tollerano), bruschetta all’olio, al tartufo, (che spesso non è nemmeno tale) e pomodoro ed infine due foglie di insalata a rendere invitante il piatto. Poi si passa al primo: qui si spazia dal cappelletti in brodo(tipicamente friulani), agnolotti ripieni di spinaci, (tipicamente piemontesi), maccheroni alla genovese, riso in brodo con salsiccia, fettuccine al ragù di maiale, (assolutamente laziali). Per il secondo è gettonato il cappone o il tacchino, lessi o arrosto,altrimenti il coniglio,il pollo ripieno e per pochi il pesce che di solito,per questa festività,non viene consumato. Poi ovviamente ci sono i dolci,e qui ci si sbizzarrisce: le copate, ricciarelli, susamielli, paste di mandorla, struffoli, pangiallo, panpepato, panettone ,t orrone, pandoro. Ma se queste sono le portate caratteristiche nelle famiglie medie per il giorno di Natale,chi ha i “soldi”cosa degusterà in questa meravigliosa giornata? Secondo il New York Daily News, le specialità enogastronomiche predilette dai “ricchi” per quest’occasione sono: acqua minerale Kona Nigari da 370 dollari a bottiglia ,tartufo bianco da 600 dollari l’etto, “Bellissima” la piazza da mille dollari, l’Almas Caviar da 781 dollari l’oncia(28gr),il carissimo dessert “Serendipity” da 25 mila dollari(farcito da 5 gr di oro e scaglie di tartufo),il caffè Kopi Luwak da 133 dollari, la carne Kobe da 33 dollari l’etto ed infine il Martini “Diamond-Are-Forever” da consumare al “modico” presso di 16 mila dollari. Raffinatezza ed eleganza,dei cibi sicuramente eccezionali. Ma, in tutta sincerità, il Natale è semplicità ed ha perso ormai da troppo tempo le sue origini religiose che lo animano e lo fanno vivere con tradizione e tanto fervore in ogni famiglia.E mai nulla,mai,nessun caffè eccessivamente costoso, nessun Martini con diamanti, nessun caviale e nessun tartufo saranno comparabili al calore e all’umiltà e naturalità della propria famiglia e a quegli occhi luccicanti al grido del “tombola” forte e risonante tra le mura delle case della gente “normale”.

                                                                                                                Francesca De Santis

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