La Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria ha eseguito un sequestro di beni nei confronti di presunti appartenenti alla cosca Lo Giudice della città dello Stretto. Il provvedimento della magistratura, assunto a conclusione di indagini della stessa polizia, ha portato anche all’arresto di Luciano Lo Giudice, 35 anni, ritenuto il capo dell’omonima famiglia alleata, con la consorteria Condello, fratello di Roberto Lo Giudice, marito di Barbara Corvi misteriosamente scomparsa il 27 ottobre scorso a seguito di una ennesima lite prevalentemente per ragioni sentimentali. Barbara, fatti, madre di due figli, uno di 16 e uno di 19 anni, aveva allacciato una relazione con un certo Carlo di Amelia, a causa di sopragiunti dissapori con il marito. Insomma, il rapporto non sarebbe stato più quello di un tempo, di quando adolescenti s misero insieme. Inoltre, ad aggravare la situazione erano sopraggiunti problemi economici, sembra, in seguito ad una causa persa dalla giovane mamma, con l’implicazione di una somma di 150 mila euro legata alla gestione di un capannone, la coppia, infatti gestiva un negozio di articoli agricoli, ora in mano al figlio più grande.Le indagini proseguono senza sosta, ma le ipotesi cominciano a contarsi sulle dita. Sembra sembra piu’ scemare la probabilità che Barbara si sia allontanata volontariamente. Peraltro, le misteriose scomparse, sembrerebbero essere di casa nella famiglia dei fratelli Lo Giudice. La moglie di uno dei fratelli Lo Giudice, Angela, (questo sembrerebbe essere il suo nome), sarebbe scomparsa nel nulla molti anni fa, probabilmente nel 1994. Roberto Lo Giudice, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione, nega di sapere della scomparsa e di avere ancora rapporti con i fratelli, anche se al momento si troverebbe a La Spezia, proprio da uno di questi. Con lui si sarebbe trasferito il figlio più piccolo. Roberto Lo Giudice, da giovane, insieme al padre Giuseppe, sarebbe fuggito alla Calabria, per trasferirsi ad Amelia. La famiglia Lo Giudice, è molto nota in Calabria. Giuseppe, padre di Roberto Lo Giudice, morì nel 1990 ad Acilia, nell’ambito della seconda guerra di ‘ndrangheta tra le famiglie De Stefano e gli Inerti Condello: sarebbe stato il capo della cosca che controllava Reggio Calabria, cosca vicina a Pasquale Condello, detto “il Supremo”, arrestato dai Carabinieri il 18 febbraio del 2008. Insomma la scomparsa di Barbara Corvi potrebbe essere maturata in un ambiente poco sano e soprattutto piuttosto allergico a questioni di tradimenti coniugali. Non sembra però rispondere al vero la notizia più volta riportata dagli organi di informazione, secondo la quale la ex compagna di Carlo, nuovo “amante” di Barbara, avrebbe affidato ad un’agenzia di investigazioni il compito di indagare sui movimenti della coppia, né che al marito di Barbara siano state mostrate delle foto. Roberto ha sempre detto con sua moglie si sarebbe comunque accordato per una separazione. Tornando alle ipotesi sulla scomparsa, non sembrerebbe troppo accreditata quella di un ipotetico ultimo gesto della giovane madre. E allora? Si attendono gli sviluppi delle indagini condotte con solerzia dai Carabinieri di Terni, Amelia e Roma, ma anche dall’Interpool e non solo in Umbria. Per tornare ad uno dei fratelli Lo Giudice arrestati, il giovane è indagato per il reato di intestazione fittizia di beni. Secondo il capo della Squadra Mobile Renato Cortese una serie di attività economiche erano state intestate a terzi per evitare controlli da parte dello Stato e, soprattutto, per impedire di accettarne la provenienza. I beni sequestrati ammontano a quindici milioni di euro. Tra i beni sottoposti a sequestro figurano un bar pasticceria situato nei pressi della stazione ferroviaria di Reggio Centrale, un’officina di rimessaggio dello scalo marittimo della città dello Stretto e una concessionaria di auto di lusso a Milano. Due persone, a cui erano stati fittiziamente intestati i beni, sono state anch’esse destinatarie del provvedimento di limitazione della libertà personale emesso dal gip della Direzione distrettuale antimafia reggina. Ai due sono stati concessi gli arresti domiciliari. “L’arresto del boss della ‘ndrangheta Luciano Lo Giudice e il conseguente sequestro dei beni è un’ulteriore dimostrazione della veloce e giusta applicazione delle norme varate dal Governo. Lo afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, commentando gli arresti effettuati dalla Squadra Mobile e coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. “Occorre proseguire su questa via – continua il Guardasigilli – confiscando e riutilizzando i beni accumulati illecitamente dalla criminalità organizzata e togliendo così alla ‘ndrangheta la possibilità di usufruire dei proventi delle sue attività delittuose”. “Esprimo soddisfazione e plauso – conclude Alfano – alla Polizia e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria per la brillante operazione e per avere inferto quindi un micidiale colpo alle cosche calabresi, sfruttando concretamente le nuove opportunità individuate dalle norme approvate da questo Governo”.
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