POLO UNIVERSITARIO TERNANO ALLO SBANDO: SCHIAVI E SERVI DEL FEUDO PERUGINO

18 dicembre 2009
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Terni ha vissuto una settimana di passione per la sorte del suo polo universitario. Anche se da tempo si intuiva una raffica di tagli, la riunione di lunedì del Senato accademico a Perugia per l’approvazione del bilancio di previsione è stata un elettroshock. Mentre a Narni si placavano le preoccupazioni per l’approvazione del “Master ponte” per il corso di Scienze investigative, a Terni si veniva a sapere che i finanziamenti per le spese di gestione passeranno da un milione e 900 mila euro a soli 200 mila euro: altro che tagli, questa sarebbe un’eradicazione! Naturalmente si tratta di cifre ipotetiche di previsione che andranno necessariamente ritoccate. I numeri ufficiali si sapranno domani, visto che oggi il consiglio di amministrazione dell’Università di Perugia si è riunito per approvare le proposte avanzate dal senato accademico. Tra cui, appunto, anche il bilancio di previsione. Si spera che in quella sede il taglio, che pur ci sarà, verrà ridimensionato. Tuttavia anche a Narni non sono rose e fiori: il master ponte per il corso è stato approvato. Tanto non costerà nulla per le casse dell’ateneo. Mentre resta insoddisfatto l’obiettivo dell’attivazione del biennio magistrale. Solo così il corso di studi sarebbe completo con la formula del “3 + 2”.
Oltre alle preoccupazioni ciò che indigna è la “politica del carciofo” attuata dall’Università di Perugia, per cui, anno dopo anno, con inesorabile determinazione, il trasferimento delle tasse universitarie da Perugia a Terni è passato dal 70% dei primi anni al 40 del 2009 e al 30 dell’anno prossimo. Redistribuzione all’incontrario. Tanto abbiamo le spalle larghe!
«Non sarà certo il Polo di Terni che da solo dovrà pagare gli effetti della crisi» ha tuonato il sindaco Di Girolamo al termine della riunione fiume del Consorzio universitario, che si è tenuta martedì nei locali della ex foresteria di Corso Tacito. All’incontro era atteso il rettore dell’Università di Perugia, Francesco Bistoni, che non si è presentato. Con i pesanti tagli imposti dal Governo, fare sacrifici per l’Università, con un buco da 5 milioni di euro registrato nel bilancio di previsione, ormai è inevitabile. «Ma non solo a Terni», insorge il sindaco, che è anche presidente del Consorzio, rimarcando come il rettore sia già stato una volta «troppo disattento verso il polo ternano», rispetto alla vicenda di Narni, dove il corso di Scienze per l’investigazione e la sicurezza, nonostante i 1.200 iscritti, è costretto a superare le montagne russe, in un indecoroso balletto di promesse e, appunto, “distrazioni”.
Giovedì Enrico Melasecche – a tutti gli effetti valentissimo sindaco ombra – ha convocato una conferenza stampa per proporre una precisa strategia contro «la Caporetto del polo universitario di Terni». Innanzitutto bisognerebbe «smettere con i piagnistei e con le accuse reciproche, ma entrare nel vivo dei problemi». Richiamando «i parlamentari dell’Umbria ad impegnarsi per verificare ed attuare il “Patto di territorio” sottoscritto dal primo Governo Berlusconi, che traeva origine da un impegno volto a sostenere l’economia del Ternano in ragione del processo di deindustrializzazione in atto, con la perdita dei 350 posti di lavoro del magnetico. A cominciare da quelli appartenenti al PdL per l’evidente consonanza con il Governo del Paese». Melasecche riconosce che «la crisi generale e la riforma universitaria in atto impongono però da parte degli attori locali scelte coraggiose, rilanciando la difesa del Polo Universitario, con impegni altrettanto concreti». Poi spiega come possano essere gestite le sedi di proprietà comunale, impiegando i lavoratori di cui l’ente si è imbottito anche in modo improprio negli ultimi anni. Quanto alle risorse economiche fa notare come si potrebbero raccogliere se solo si mettesse fine alla «vergogna delle Farmacie Comunali, che stanno facendo mancare risorse ingenti al bilancio comunale», mentre privatizzandone la gestione si otterrebbero milioni di euro «freschi freschi e sonanti». Il leader dell’Udc osserva che «anche la Provincia deve fare di più, in quanto la presenza universitaria interessa non solo Terni e Narni, ma l’intero territorio dell’Umbria meridionale».
Sempre parlando di risorse economiche snocciola un corposo elenco di spese superflue: il mantenimento delle decine di sedi delle ex Circoscrizioni, che si continuano a tenere aperte con volumi enormi, telefoni, riscaldamento e così via; le «centinaia di migliaia di euro all’anno per una pletora enorme di sedi di associazioni culturali o pseudo tali, spesso solo di tipo clientelare»; il recupero di Palazzo Carrara per Uffici Comunali, «davvero inutile, considerando che tra pochi mesi in Corso del Popolo avremo a disposizione migliaia di metri quadrati di uffici».
Poi stigmatizza giustamente la polverizzazione della ricerca scientifica in troppe iniziative, al punto di chiedersi se «può portare tutto questo a risultati seri e ad uno sviluppo, oppure rischia di morire fra qualche anno». Infine rileva che «l’Università fino ad oggi non ha speso molto per Terni: vari corsi di Laurea si reggono su docenti esterni, contrattisti, veri e propri precari, pagati circa 2.000 euro l’anno, che svolgono quel lavoro solo per passione. Fino a quando può continuare questa situazione?».
Su questi punti chiari e precisi interpella Sindaco e Consiglio Comunale, annunciando «se necessario, una grande raccolta di firme per una petizione popolare, a cominciare da Collescipoli, che tornerebbe nell’oblio più totale se si chiudesse il corso di Economia e Amministrazione delle Imprese».
Certo, per rispettare questa tabella di marcia sarebbero necessari coraggio, coerenza, rigore e razionalità, doti che i nostri poteri locali non possiedono in abbondanza. Ma a noi sembra che le proposte di Melasecche siano infinitamente più concrete ed efficaci delle molteplici richieste di Consigli Comunali e Provinciali straordinari, per non parlare dell’inutile incursione di Di Girolamo e del sindaco di Narni Stefano Bigaroni a Perugia nella tana del lupo, il Magnifico Rettore professor Francesco Bistoni, che non si era degnato di partecipare martedì alla delicata riunione del Consorzio universitario della provincia di Terni. Il professor Bistoni ha confermato il forte interesse dell’Ateneo umbro per il mantenimento del Polo Universitario ternano e narnese, elogiandone i risultati positivi sia in termini di iscrizioni che di qualità dell’attività formativa e della ricerca sviluppata. Ha chiarito che le difficoltà finanziarie sono dovute ai rilevanti tagli che il governo ha apportato al fondo ordinario di dotazione per le Università, cosicché l’Ateneo perugino è stato costretto a ridurre al minimo le proprie uscite, con effetti tanto più negativi in quanto le spese fisse incomprimibili rappresentano la parte largamente prevalente del proprio bilancio. Bistoni ha infine promesso che le riduzioni saranno equamente applicate su tutti i comparti e territori nei quali è articolata la presenza dell’Ateneo. Purtroppo resta la sensazione di aver già ascoltato simili discorsi e il loro inconfondibile sapore rituale, con ben poche conseguenze pratiche.
Le stesse associazioni datoriali stanno mantenendo un basso profilo. Sono sì osservatori attenti dello scontro in atto, anche in quanto finanziatori del consorzio. La Fondazione Carit, la Camera di Commercio e Confindustria si impegnano a «non tirarsi indietro qualora la partita si dovesse fare più aspra», non comprendendo appieno che quel momento è già arrivato.
 
Enrico Cardinali

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