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	<title>Terni Magazine &#187; RELIGIONE</title>
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		<title>L’Europa dipende dalla guida morale del cristianesimo, dall’illuminismo e dalla sovranità nazionale.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 12:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- di Roger Scruton  da Il Foglio, 29 dicembre 2009- - Alla fine di ogni anno rivolgo il mio sguardo all’indietro, cercando di fare il punto. Faccio un paragone tra i miei figli come sono ora, a nove e undici anni, e com’erano un anno fa. E ripenso alle condizioni sociali e politiche in cui era iniziato l’anno e mi chiedo come siano cambiate le cose. Solo a quel punto penso al futuro e, come la maggior parte delle persone di buon senso, mi rendo conto di non poter predire quel che verrà, anche se posso decidere di essere una persona migliore. E un modo dei tanti di essere migliore è quello di smettere di fare previsioni e programmi, e di pensare invece ai miei doveri. Ma viviamo all’ombra di altri, che avevano previsto il futuro ostentando grande sicurezza, e che si sono radunati in riunioni tenutesi in tutto il continente per correggere e applicare il piano regolatore per l’Europa. Un piano pensato quasi un secolo fa da menti ormai da lungo tempo divorate dai vermi. Forse sarebbe stato il piano giusto, se le loro previsioni si fossero rivelate corrette. Ma erano sbagliate, così come lo sono tutte le previsioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-10559" href="http://www.ternimagazine.it/10558/politica/10558.html/attachment/scruton"><img class="alignleft size-medium wp-image-10559" title="scruton" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/scruton-249x182.jpg" alt="scruton 249x182 L’Europa dipende dalla guida morale del cristianesimo, dall’illuminismo e dalla sovranità nazionale. " width="249" height="182" /></a></p>
<p>- di Roger Scruton</p>
<p> da Il Foglio, 29 dicembre 2009-</p>
<p>- Alla fine di ogni anno rivolgo il mio sguardo all’indietro, cercando di fare il punto. Faccio un paragone tra i miei figli come sono ora, a nove e undici anni, e com’erano un anno fa. E ripenso alle condizioni sociali e politiche in cui era iniziato l’anno e mi chiedo come siano cambiate le cose. Solo a quel punto penso al futuro e, come la maggior parte delle persone di buon senso, mi rendo conto di non poter predire quel che verrà, anche se posso decidere di essere una persona migliore. E un modo dei tanti di essere migliore è quello di smettere di fare previsioni e programmi, e di pensare invece ai miei doveri. Ma viviamo all’ombra di altri, che avevano previsto il futuro ostentando grande sicurezza, e che si sono radunati in riunioni tenutesi in tutto il continente per correggere e applicare il piano regolatore per l’Europa. Un piano pensato quasi un secolo fa da menti ormai da lungo tempo divorate dai vermi. Forse sarebbe stato il piano giusto, se le loro previsioni si fossero rivelate corrette. Ma erano sbagliate, così come lo sono tutte le previsioni, e ora ci troviamo gravati da una montagna di trattati, leggi e direttive che hanno senso solo in funzione di assunti da lungo tempo smentiti.<br />
Ritenevano, quanti stilarono il Trattato di Roma, che la libertà di circolazione oltre i confini nazionali avrebbe prodotto piccoli aggiustamenti, con lo spostamento dei lavoratori dalle zone di disoccupazione a quelle in crescita. Ritenevano che per garantire l’“equità delle condizioni” sarebbe bastato un ristretto corpus di norme e regolamenti, e che a tempo debito le rivalità nazionali avrebbero cessato di esistere, mentre la prosperità condivisa tra gli europei superava la reciproca concorrenza. Naturalmente la realtà si è rivelata diversa. La migrazione incontrollata della popolazione lavoratrice dall’Europa orientale a quella occidentale ha scompaginato ogni cosa e causato disoccupazione, sovrappopolazione e illegalità in Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Le norme e i regolamenti dell’acquis communautaire sono cresciuti, raggiungendo la cifra di 170 mila pagine di editti senza senso. E la concorrenza tra le nazioni è aumentata in fierezza, tanto che ognuna si batte per usare l’inaffidabile macchina legislativa a proprio vantaggio.<br />
Quest’anno ha visto l’imposizione del Trattato di Lisbona sul popolo europeo, e la scelta di un presidente e di un ministro degli Esteri, teoricamente posti a rappresentanza di quello stesso popolo, senza che però se ne spiegasse il perché e il percome. Il ministro degli esteri è inglese, ma di lei sappiamo solo una cosa, e cioè che non ne sappiamo praticamente nulla. Una burocrate senza personalità, promossa senza elezioni da una posizione a un’altra nella gerarchia interna ai Labour, perfettamente adeguata a essere il ministro degli Esteri di un ente che non è fondato su nessuna identità, se non quella di un piano in cui nessuno crede. Che gli eurocrati, nel prossimo anno, possano coronare l’obiettivo cui mirano da tempo, ovvero quello di legare la City di Londra con vincoli normativi che distruggano infine il suo ascendente, è da vedere. Ma una cosa è certa: le rivalità nazionali all’interno dell’Unione europea d’ora in avanti saranno l’argomento principale della politica europea.<br />
La mia speranza personale è che questa rivalità porti finalmente le nazioni a una maggiore capacità di farsi valere e che i singoli governi si dimostrino pronti a porre un limite alla confisca dei loro poteri. Dovrebbe essere possibile, per il governo italiano, decidere per conto del suo popolo se desidera mantenere nei propri confini il gran numero di zingari rumeni giunti nel paese senza invito. Dovrebbe essere possibile, per lo stesso governo, ignorare la sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’affissione del crocefisso nelle aule scolastiche. E dovrebbe essere possibile per tutti i nostri governi regolamentare le proprie istituzioni finanziarie secondo quanto richiedono l’interesse nazionale e la storia delle relazioni commerciali. E’ però evidente che l’Europa sta attraversando una crisi d’identità che semplifica l’appropriazione di potere da parte dei burocrati e dei giudici che cercano di governarci.<br />
La cultura europea si fonda su tre grandi lasciti: il cristianesimo, la sovranità nazionale e l’illuminismo. Le nostre élite hanno voltato le spalle al cristianesimo, apparentemente inconsapevoli della misura in cui il popolo europeo ancora dipende dalla sua guida morale e spirituale. La sovranità ci è stata confiscata, cosicché non sappiamo più con certezza quanto siano salde le fonti del diritto, né perché gli dobbiamo obbedienza. E persino l’eredità dell’illuminismo è a rischio, con il diffondersi per il continente di leggi che impediscono di esprimere la propria appartenenza religiosa o nazionale. La libertà di parola non è più tutelata dalle accuse di “islamofobia” o “xenofobia”, e in molti luoghi d’Europa non si può mettere in dubbio senza esporsi a rischio l’idea fasulla di “società multiculturale”.<br />
Ai suoi paladini la “correttezza politica” sembra essere la più tollerante di tutte le fedi. Ma tolleranza significa accettare quanto si disapprova, e questa è una virtù che sembra stare scomparendo dall’Europa, mentre le ortodossie sono programmate dal sistema giudiziario. Come dobbiamo rispondere a questa crisi d’identità? L’anno a venire deve certamente essere un anno di ricerca dell’anima. Ciascuno di noi deve chiedersi qual è la sua posizione rispetto alla religione cristiana, se si ritiene credente o scettico. Ciascuno di noi deve chiedersi quale idea ha della sovranità nazionale, se intende accettare o rifiutare il principio secondo cui ogni popolo dovrebbe elaborare le proprie norme come ente sovrano. E ciascuno di noi deve chiedersi cosa significhi oggi Illuminismo. Si tratta semplicemente di un nome diverso per il sempre più lungo elenco di “diritti” delle minoranze, impostici dalla macchina europea, il cui effetto è quello di rendere marginale il nostro modus vivendi tradizionale, o rappresenta ancora lo spirito della libertà individuale, compresa la libertà di parola, di religione, e la proprietà privata per cui tante guerre si sono combattute in Europa?<br />
Certamente è giunto il momento di un dibattito pubblico chiaro su queste domande, affinché i due burocrati scelti per rappresentarci sulla scena politica mondiale siano resi edotti dei veri sentimenti del popolo europeo. Gli europei avrebbero molta più fiducia nel proprio futuro se chi parla a loro nome dimostrasse chiaramente anche di aver compreso l’eredità morale, legale e spirituale che ci unisce e fosse pronto a pronunciarsi in sua difesa. In qualche modo dubito che uno di questi due nuovi “leader” sia in grado o di svolgere questo compito o di comprendere perché potrebbe essere necessario.</p>
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		<title>Dall&#8217;Italia/ &#8220;ALLAH E&#8217; GRANDE&#8221;, E PRENDE A BOTTIGLIATE UN POVERO FRATE, E&#8217; GRAVE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 11:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vent’anni, immigrato clandestino proveniente dalla Tunisia, già arrestato per possesso di droga e subito scarcerato, infine espulso dall’Italia, anche se il provvedimento, come in tanti altri casi analoghi, non ha avuto effetto. È questo il profilo dell’uomo arrestato ieri dagli uomini della questura di Imperia e del commissariato di Sanremo in quanto sospettato &#8211; ma gli inquirenti ritengono di avere ben più di un indizio a suo carico &#8211; per la brutale aggressione, che i pochi testimoni definiscono di «ferocia inaudita», ai danni di un frate di 76 anni, padre Riccardo (nella foto). Che ora versa in gravi condizioni all’ospedale per traumi e ferite un po’ in tutto il corpo, e con il rischio di perdere la vista dall’occhio sinistro.  Il religioso, uomo mite e sempre disponibile, ben conosciuto e apprezzato nella città dei fiori, in particolare nella zona residenziale di corso Inglesi dove si trova la chiesa dei Cappuccini, era appena uscito dal convento, alle 7 del mattino, per dedicarsi alle opere di carità e assistenza a poveri ed emarginati. Dopo pochi metri, nel vicolo che collega via Corradi alla chiesa, gli si è parato davanti l’aggressore. Il giovane, in evidente segno di scherno, ha accennato il segno della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5914" title="Gianfranco-Maria-Chiti-un-sacerdote-cappuccino-300x212[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/Gianfranco-Maria-Chiti-un-sacerdote-cappuccino-300x2121-250x176.jpg" alt="Gianfranco Maria Chiti un sacerdote cappuccino 300x2121 250x176 DallItalia/ ALLAH E GRANDE, E PRENDE A BOTTIGLIATE UN POVERO FRATE, E GRAVE" width="250" height="176" />Vent’anni, immigrato clandestino proveniente dalla Tunisia, già arrestato per possesso di droga e subito scarcerato, infine espulso dall’Italia, anche se il provvedimento, come in tanti altri casi analoghi, non ha avuto effetto. È questo il profilo dell’uomo arrestato ieri dagli uomini della questura di Imperia e del commissariato di Sanremo in quanto sospettato &#8211; ma gli inquirenti ritengono di avere ben più di un indizio a suo carico &#8211; per la brutale aggressione, che i pochi testimoni definiscono di «ferocia inaudita», ai danni di un frate di 76 anni, padre Riccardo (nella foto). Che ora versa in gravi condizioni all’ospedale per traumi e ferite un po’ in tutto il corpo, e con il rischio di perdere la vista dall’occhio sinistro.  Il religioso, uomo mite e sempre disponibile, ben conosciuto e apprezzato nella città dei fiori, in particolare nella zona residenziale di corso Inglesi dove si trova la chiesa dei Cappuccini, era appena uscito dal convento, alle 7 del mattino, per dedicarsi alle opere di carità e assistenza a poveri ed emarginati. Dopo pochi metri, nel vicolo che collega via Corradi alla chiesa, gli si è parato davanti l’aggressore. Il giovane, in evidente segno di scherno, ha accennato il segno della croce e intimato a padre Riccardo di dargli l’elemosina. Poi ha urlato: «Allah è grande!». Neanche il tempo di capire il significato dei gesti e dell’urlo, e il frate è finito sotto una gragnuola di colpi, al corpo e al capo. Calci, pugni, una sequenza rapidissima, ininterrotta. Infine, la botta inferta con la bottiglia di vetro che il delinquente teneva in mano. È stato soprattutto quello schianto a devastare l’occhio del frate: i medici accerteranno «il distacco del cristallino e la frattura dell’osso periorbitale», oltre a «numerosi e seri traumi alla gambe». Padre Riccardo è crollato in un lago di sangue, mentre l’aggressore si allontanava. Sono accorsi alcuni passanti, che hanno prestato i primi aiuti, poi hanno fermato un taxi per far trasportare il ferito al vicino ospedale Borea. Ma il quadro clinico ha consigliato ai medici l’immediato trasferimento del frate in ambulanza al nosocomio specializzato Santa Corona di Pietra Ligure, dove padre Riccardo si trova ancora ricoverato. Intanto sono scattate le indagini, sulla base delle poche parole del religioso e dell’identikit fornito dai testimoni. Le forze dell’ordine hanno raccolto gli indizi, alcuni dei quali particolarmente significativi per seguire una pista che poi si sarebbe rivelata giusta. «Ha parlato in italiano, ma è un musulmano» aveva detto il frate ai soccorritori. Impressione ricavata anche dai tratti somatici del giovane, descritti da chi aveva assistito alla scena. Senza contare il fatto che nel recente passato un altro cappuccino era rimasto vittima di un episodio analogo, mai però denunciato alle forze di polizia.  Sono passate solo poche ore e, grazie anche alle immagini delle telecamere di sorveglianza collocate nella zona, gli agenti hanno individuato e arrestato il ventenne tunisino. Lui, fra l’altro, avrebbe avuto una discussione con padre Riccardo, prima di aggredirlo, su alcuni simboli religiosi. Ed è su questo versante, su quell’inquietante urlo «Allah è grande»! che ha preceduto l’assalto, che gli inquirenti lavorano per chiarire tutti i risvolti della vicenda, mentre la Lega tuona contro i «magistrati che contestano le nuove norme sull’immigrazione e non le applicano. Devono capire &#8211; dichiara in particolare Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio al Senato &#8211; che la gente non è più disposta ad accettare extracomunitari irregolari dediti alla criminalità».</p>
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		<title>IL CASO/ LUI E&#8217; TROPPO GIOVANE, LA CHIESA NON LI SPOSA PUR ESSENDO CIVILMENTE SPOSATI</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 22:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACHE]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono marito e moglie da sei anni, uniti da rito civile. Vogliono sposarsi in chiesa, a Foligno,  ma finora la possibilità è stata loro negata dal parroco di Borroni, che sei anni fa aveva detto no alla richiesta di giurarsi amore eterno di fronte a Dio. Un &#8220;non possumus&#8221;confermato poi anche dall&#8217;ex vescovo della diocesi monsignor Arduino Bertoldo. Il perchè dipendeva dall’età: ventuno anni di differenza tra i due, lei 45 e lui 24. &#8220;Avevamo ragione noi&#8221;, dice lei, riferendosi alla solidità del rapporto con il marito, a dispetto dei rifiuti e delle previsioni più nefaste. All&#8217;epoca più d&#8217;uno aveva dubitato del legame tra un appena diciottenne, e una donna nel pieno degli anni. Adesso ci riprovano e vogliono sposarsi davanti a Dio. Così lanciano un secondo appello alle alte gerarchie ecclesiastiche e pregano il nuovo vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi di sciogliere il veto che sei anni fa impedì loro di contrarre matrimonio di fronte a Dio. Gli impedimenti sono dei fatti che riguardano uno dei coniugi (o entrambi) e delle condizioni particolari che non permettono la valida celebrazione delle nozze. Il diritto canonico condivide alcuni di questi impedimenti col matrimonio civile (il vincolo precedente, ad esempio) ma ne prevede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-3982" title="sposi_in_spiaggia" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/sposi_in_spiaggia-166x250.jpg" alt="sposi in spiaggia 166x250 IL CASO/ LUI E TROPPO GIOVANE, LA CHIESA NON LI SPOSA PUR ESSENDO CIVILMENTE SPOSATI" width="166" height="250" /></p>
<p>Sono marito e moglie da sei anni, uniti da rito civile. Vogliono sposarsi in chiesa, a Foligno,  ma finora la possibilità è stata loro negata dal parroco di Borroni, che sei anni fa aveva detto no alla richiesta di giurarsi amore eterno di fronte a Dio. Un &#8220;non possumus&#8221;confermato poi anche dall&#8217;ex vescovo della diocesi monsignor Arduino Bertoldo. Il perchè dipendeva dall’età: ventuno anni di differenza tra i due, lei 45 e lui 24. &#8220;Avevamo ragione noi&#8221;, dice lei, riferendosi alla solidità del rapporto con il marito, a dispetto dei rifiuti e delle previsioni più nefaste. All&#8217;epoca più d&#8217;uno aveva dubitato del legame tra un appena diciottenne, e una donna nel pieno degli anni. Adesso ci riprovano e vogliono sposarsi davanti a Dio. Così lanciano un secondo appello alle alte gerarchie ecclesiastiche e pregano il nuovo vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi di sciogliere il veto che sei anni fa impedì loro di contrarre matrimonio di fronte a Dio.<br />
Gli impedimenti sono dei fatti che riguardano uno dei coniugi (o entrambi) e delle condizioni particolari che non permettono la valida celebrazione delle nozze. Il diritto canonico condivide alcuni di questi impedimenti col matrimonio civile (il vincolo precedente, ad esempio) ma ne prevede anche alcuni peculiari. Se in passato si parlava di &#8220;impedimenta dirimenta&#8221; e impedimenti impedienti, l&#8217;attuale disciplina canonica considera solo i primi. Tra questi l&#8217;età, fissata per un minimo di 16 anni per l&#8217;uomo e di 14 per la donna, l&#8217;impotenza, il voto pubblico di castità, la disparità di culto, la consanguineità. Il diritto canonico è l&#8217;insieme delle norme giuridiche formulate dalla Chiesa cattolica, che regolano l&#8217;attività dei fedeli nel mondo nonché le relazioni inter-ecclesiastiche e quelle con la società esterna. Nell&#8217;ottobre 2008 Papa benedetto XVI ha approvato la nuova legge sulle fonti del diritto per lo stato del Vaticano. La legge, entrata in vigore il primo gennaio 2009, sostituisce quella del 7 giugno 1929, che fu emanata in seguito alla stipula dei patti lateranensi l&#8217;11 febbraio dello stesso anno. La nuova legge riconosce che l&#8217;ordinamento canonico diventerà la prima fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo, mentre le leggi italiane e di altri Stati non verranno più recepite automaticamente ma entreranno nell&#8217;ordinamento solo dopo una previa ed esplicita autorizzazione pontificia.</p>
<p>(Fonte Corriere dell’Umbria</p>
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		<title>LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA</title>
		<link>http://www.ternimagazine.it/3572/cronache/localizzata-in-tutta-italia-la-setta-ternana-che-si-riuniva-nella-parrocchia-di-sampaolo-false-guarigioni-i-servizi-del-resto-del-carlino-e-del-giornale-di-vicenza.html</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 22:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<category><![CDATA[RELIGIONE]]></category>
		<category><![CDATA[FALSI MIRACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[falsi miracoli e guarigionei]]></category>
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		<description><![CDATA[Si allarga a macchia d&#8217;olio l&#8221;inciestra estiva&#8217; lanciata da www.ternimagazine.it, il giornale d&#8217;approfondimento, on line e su cartaceo, con cadenza mensile quidato dall&#8217;eclettico direttore editoriale, Andrea Messi, coadiuvato da un veterano del giornalismo unmbro: Giancarlo Padula. 56 anni, (www.giancarlopadula.it, altre notizie su Google) Sulle rivelazioni di Terni Magazine è intervenuta la rivista Left con servizio, poi sono arrivati il Resto Del Carlino e il Giornale di Vicenza, poichè nelle aree di incidenza di questi fue quotidiani storici del centro Italia continua ad  operare la setta pseduocattolica Koinonia G   iovanni Battista: ovvero milioni min cambio di falsi miracoli. Ecco uno stralcio del servzio del Resto del Carlino «La struttura dellaKoinonia Giovanni Battista è formata dall’asse don Riccardo Arganaraz(fondatore),don Alvaro Grammatica, fedelissimo e “ponte” per tenere sotto controllo il vescovodi Plezen, (che ha dato il riconoscimento) don Giuseppe De Nardi,che aiutò Arganaraz nella fuga, durante la latitanza». La setta è stata scoperta a Terni dal giornalista Giancarlo Padula approfittava della buona fede di fedeli in cerca di gurigioni e miracoli in una società sempre più malata e alla ricerca di Dio. che ha sedi sparse in Italia e all’estero , si leggono anche lef rasif amose di Arganaraz.«Inoccasione del primo congresso «Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si allarga a macchia d&#8217;olio l&#8221;inciestra estiva&#8217; lanciata da www.ternimagazine.it, il giornale d&#8217;approfondimento, on line e su cartaceo, con cadenza mensile quidato dall&#8217;eclettico direttore editoriale, Andrea Messi, coadiuvato da un veterano del giornalismo unmbro: Giancarlo Padula. 56 anni, (www.giancarlopadula.it, altre notizie su Google)<br />
Sulle rivelazioni di Terni Magazine è intervenuta la rivista Left con servizio, poi sono arrivati il Resto Del Carlino e il Giornale di Vicenza, poichè nelle aree di incidenza di questi fue quotidiani storici del centro Italia continua ad  operare la setta pseduocattolica Koinonia G   iovanni Battista: ovvero milioni min cambio di falsi miracoli.<br />
Ecco uno stralcio del servzio del Resto del Carlino<br />
«La struttura dellaKoinonia<br />
Giovanni Battista è<br />
formata dall’asse don Riccardo Arganaraz(fondatore),don<br />
Alvaro Grammatica, fedelissimo e “ponte” per tenere sotto<br />
controllo il vescovodi Plezen, (che ha dato il riconoscimento)<br />
don Giuseppe De Nardi,che<br />
aiutò Arganaraz nella fuga, durante la latitanza». La setta è stata scoperta a Terni dal giornalista Giancarlo Padula approfittava della buona fede di fedeli in cerca di gurigioni e miracoli in una società sempre più malata e alla ricerca di Dio.<br />
che ha sedi sparse in Italia e all’estero , si leggono anche lef rasif amose di Arganaraz.«Inoccasione del primo congresso</p>
<p>«Ho analizzato il modo di<br />
operaredi un’organizzazione</p>
<p>spiega Padula, direttore responsabiule di Terni magazine, ma soprattutto giornalista investigativo e on the orad, -che si serve d ella fede e della  buona fede dei<br />
credenti per chiedere denaro<br />
incambio dei cosiddetti “miracoli” che chiaramente si r velano solo delle bufale». E fu per<br />
uno di questi miracoli che Arganaraz divenne pregiudicato<br />
davanti allo Statoi taliano per<br />
avere sottratto 850 milioni di<br />
vecchie lire-poi restituiti con<br />
gli interessifino all’ultima lira<br />
grazie all’azione dei giudici vicentini-aunasignoraallaquale promiseguarigioni da mali<br />
incurabili.</p>
<p>Padula osservache l’organizzazione KGB «non è docile alle<br />
gerarchie ufficiali dellachiesa<br />
cattolica e strizza l’occhio a<br />
quei vescovi che si fanno sedurre dalle apparenze. Non segue<br />
il calendario dellaChiesa Cattolica nellecelebrazioni eucaristiche e svolge corsi a pagamento».<br />
IL GIORNALE DI VICENZA,                                 DI IVANO TOLETTINI</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3573" title="kgb-priests[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/kgb-priests1-250x99.jpg" alt="kgb priests1 250x99 LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA" width="250" height="99" /><img class="aligncenter size-medium wp-image-3574" title="kgb-priests[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/kgb-priests11-250x99.jpg" alt="kgb priests11 250x99 LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA" width="250" height="99" />A VICENZA<br />
A metà anni Novanta,<br />
don Ricardo si fa dare 700 milioni<br />
di lire da una donna, assicurandole<br />
la guarigione dei suoi parenti malati<br />
A RECANATI<br />
Nel 1992 in contrada Ricciola,<br />
il religioso fonda un’Oasi, che<br />
richiama centinaia di fedeli<br />
dalle Marche e non solo<br />
IN TRIBUNALE<br />
Nel 2001 la Corte di cassazione<br />
lo ha condannato a tre anni e due<br />
mesi, per l’accusa di circonvenzione<br />
di incapace ai danni della vicentina .</p>
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		<title>CHIESA DI SAN PAOLO: IL CAPO DELLA SETTA CONDANNATO PER TRUFFA, FALSI MIRACOLI PER GUARIGIONI</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 09:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA NERA]]></category>
		<category><![CDATA[RELIGIONE]]></category>
		<category><![CDATA[guarigioni]]></category>
		<category><![CDATA[miracoli]]></category>
		<category><![CDATA[preti]]></category>
		<category><![CDATA[santoni]]></category>
		<category><![CDATA[truffe]]></category>

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		<description><![CDATA[A don Ricardo Arganaraz  furono concessi, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Venezia, gli arresti domiciliari ( fu invece respinta la richiesta di affidamento alla sua comunità), a causa della sua malattia: una cardiopatia ischemica.. Il Tribunale gli concesse di svolgere, all’interno della struttura denominata “Giardino” in località San Savino di RiPatranzone, nei pressi di San Benedetto Del Tronto solo l’attività di giardiniere, e non quella didattica. All’epoca la condanna era per “circonvenzione di incapace”: 3 anni reclusione con il risarcimento degli 800 milioni all’epoca della truffa, in lire. Infatti in questo tipo di situazioni vengono a trovarsi sempre persone in difficoltà, deboli, fragili, bisognose di affetti  e cure, con problemi di salute o esistenziali o d’altra natura e come costoro vengono a trovarsi in condizione di soggezione, di dipendenza, da medici, psichiatri, spesso maghi, tanto più da chi sostiene di essere stato scelto da Dio per fondare una nuova chiesa o trasformare profondamente quella “vecchia”, “usurata”, “stantia”, “mondana” attuale. Quella cattolica. Di chi sostiene di essere “parola della bocca di Dio”. I beni “don miliardo” fino alla metà degli anni novanta furono valutati dagli inquirenti che aprirono l’inchiesta giudiziaria, (a seguito della denuncia dei famigliari di Iolanda Martignago, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-medium wp-image-3441" title="IMG_3029 copia" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/IMG_3029-copia1-149x250.jpg" alt="IMG 3029 copia1 149x250 CHIESA DI SAN PAOLO: IL CAPO DELLA SETTA CONDANNATO PER TRUFFA, FALSI MIRACOLI PER GUARIGIONI" width="149" height="250" /> </strong></p>
<p>A don Ricardo Arganaraz  furono concessi, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Venezia, gli arresti domiciliari ( fu invece respinta la richiesta di affidamento alla sua comunità), a causa della sua malattia: una cardiopatia ischemica.. Il Tribunale gli concesse di svolgere, all’interno della struttura denominata “Giardino” in località San Savino di RiPatranzone, nei pressi di San Benedetto Del Tronto solo l’attività di giardiniere, e non quella didattica. All’epoca la condanna era per “circonvenzione di incapace”: 3 anni reclusione con il risarcimento degli 800 milioni all’epoca della truffa, in lire. Infatti in questo tipo di situazioni vengono a trovarsi sempre persone in difficoltà, deboli, fragili, bisognose di affetti  e cure, con problemi di salute o esistenziali o d’altra natura e come costoro vengono a trovarsi in condizione di soggezione, di dipendenza, da medici, psichiatri, spesso maghi, tanto più da chi sostiene di essere stato scelto da Dio per fondare una nuova chiesa o trasformare profondamente quella “vecchia”, “usurata”, “stantia”, “mondana” attuale. Quella cattolica. Di chi sostiene di essere “parola della bocca di Dio”. I beni “don miliardo” fino alla metà degli anni novanta furono valutati dagli inquirenti che aprirono l’inchiesta giudiziaria, (a seguito della denuncia dei famigliari di Iolanda Martignago, l’anziana che sborso’ all’epoca, in più fasi la somma di 800 milioni di lire in cambio della guarigione della sorella Roma, gravemente ammalata, guarigione che non vi fu, poichè la donna morì), nel novembre del 1996, intorno ai 10 miliardi di lire, si faccia un po’ il conto oggi. Nel corso della prima udienza del processo che si svolse a Vicenza, (si aprì il 24 novembre del 1997 e si concluse l’anno dopo, il 26 ottobre), don Antonio Zennaro dichiaro’ ai giudici che nel 1993 fece una relazione alle autorità ecclesiali per sottolineare come don Arganaraz fosse animato “dall’assillo di chiedere soldi con atteggiamenti intimidatori. Significativa fu anche la vicenda raccontata dal professor Francesco Barasse, intervenuto per far restituire i soldi dati “in prestito” al sacerdote argentino da una associata dell’Unione Ciechi di cui era presidente. Quando don Riccardo fuggì all’Est, inseguito da un mandato di custodia cautelare da parte della Procura della Repubblica di Vicenza, “sdoganò” una parte dei suoi beni mobili su conti insospettabili. Il vescovo di Salta (Argentina), dov’era incardinato don Riccardo, più volte, lo aveva richiamato in patria, ma lui non aveva mai ubbidito. Lui infatti non ama essere contraddetto e usa i voti dei sui consacrati per tenerli stretti a sé al fine di “legittimare” l’esistenza della Koinonia. “Nel corso di un’assemblea disse: Il cerchio si sta stringendo, chi si ritira, il Signore lo colpisce con il cancro”, disse una teste alla prima udienza del processo, Francesca Dal Santo Maino di Piovene (Schio). Amabile Girardi, insieme al marito Iles Terzo, anche loro di Piovene, dopo anni di “militanza” decisero di uscire (il dramma è quando esce uno solo della coppia o della famiglia), e così deposero nell’aula del Tribunale: “Don Riccardo venne in persona a casa nostra. Mi disse che sarei finita in un letto e mio marito in un baratro. Ebbi paura. Francesco Maino, marito di Francesca Dal Santo, cosi’ depose: “Mi disse che il Signore gli faceva vedere come in un video la consistenza del conto in banca delle persone”. Una donna con gravidanza difficile, Maria Teresa Mazzuccato, così depose: “Con le nostre preghiere, vedrai, tu facci una buona offerta…” La bimba morì subito dopo il parto e la donna smise di frequentare la Koinonia…nel corso di una assemblea don Ricardo disse: “Magari venisse un tumore alla moglie di Agnelli, così verrebbe a Camparmò e ci farebbe una sostanziosa offerta…”  “Quando i giudici si pronunciarono (La Cassazione lo ha condannato per truffa a tre anni di carcere, tramutati in arresti domiciliari per motivi di salute, la restituzione della somma con gli interessi e una multa in denaro), il pubblico ministero che all’epoca  coordino’ le indagini, Tonino De Silvestri (poi divenuto avvocato), dichiaro’: “La pena inflitta è inusitata, segno che è stata riconosciuta la gravità del comportamento”. Uno degli avvocati di parte civile, Lucio Zaranotello, affermò: “la condanna per truffa dal punto di vista morale è ben più grave della circonvenzione, perché i giudici hanno riconosciuto che c’è stata la strumentalizzazione dei poteri che la tonaca conferisce. Il fatto è ancora più grave perché il raggiro è stato messo in atto nei confronti di una persona disperata che si era rivolta al sacerdote per cercare conforto”. <strong>Don Ricardo Arganaraz condannato per truffa: la sentenza è stata  emessa dalla Corte Suprema di Cassazione (Seconda Sezione), il 13 giugno 2001. </strong>“La corte rigetta il ricorso (fatto da don Ricardo) e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione in favore della parte civile delle spese sostenute nella presente fase del giudizio che liquida in complessive lire 7. 040, di cui 7.000.000 per onorari, oltre Iva e C.P.A” Don Ricardo ha riconsegnato poi alla povera signora Iolanda Martignago la somma da essa versategli in più riprese e utilizzata per ristrutturare la cosiddetta “Oasi di Recanati” della Koinonia Giovanni Battista. Vediamo come era stato formulato originariamente, dai giudici,  il capo di imputazione: Ricardo Jacinto Arganaraz: “….per aver con più azioni consecutive di un medesimo disegno criminoso, abusando delle stato di deficienza psichica di Iolanda Martignago, incapace a fronteggiare con successo le gravissime condizioni di salute della sorella Roma e della nipote Iolanda Ligabue e quindi, in condizioni di fragilità psicologica, indotto la predetta a versargli, a più riprese, la somma di lire 850 milioni, essendo invece la prima successivamente deceduta ed essendo la seconda peggiorata nelle sue condizioni dio salute, con le aggravanti di aver cagionato alla medesima un danno patrimoniale di rilevantissima gravità ed avendo commesso i fatti abusando della propria qualità di ministro del culto cattolico (In Camparmò, Valli del Pasubio, nella metà dell’anno 1991, e cessata dell’agosto dell’anno 1992). L’Arganaraz era stato accusato anche di altri episodi tra i quali:<br />
”…per aver con più azioni consecutive del medesimo disegno criminoso, abusando dello stato di fragilità psicologica e della necessità di una guida di riferimento di patrizia Manzan, che già in precedenza si era affidata ad altra istituzione perché dichiaratamente incapace di autogestire la vita propria e quella dei propri figli, indotto la stessa, promettendole falsamente la riconciliazione col marito nonché generico benessere, a corrispondergli la somma complessiva di 150 milioni di lire, nonché a cedergli gioielli e svariati mobili antichi di valore imprecisato, con le aggravanti di aver cagionato alla medesima un danno patrimoniale di rilevantissima gravità ed avendo commesso i fatti abusando della propria qualità di ministro del culto cattolico (In Camparmò, Valli del Pasubio, dall’anno 1988 all’anno 1993). Quello che è interessato ai giudici è stato: “accertare la presenza della libera volontà dei soggetti indicati nel capo di imputazione nell’offrire ciò che hanno versato”.</p>
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		<title>1/UNA SETTA SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAN PAOLO A TERNI</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 09:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACHE]]></category>
		<category><![CDATA[RELIGIONE]]></category>
		<category><![CDATA[sette]]></category>

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		<description><![CDATA[ Per circa un anno circa 100 persone aderenti al movimento religioso più discusso del momento, (un ibrido a cavallo tra le dottrine protestanti pentecostali dominanti rispetto al Catechismo della Chiesa Cattolica e il rinnovamento carismatico), la “Koinonia Giovanni Battista”, si sono riunite in incontri di preghiera e “Messe di guarigione”, nella parrocchia di San Paolo in via Rossini, a Terni, retta dal parroco don Roberto Tarquini, (nella foto), ignare, (parroco compreso), che il fondatore del suddetto movimento, il sacerdote argentino p. Ricardo Arganaraz, fosse stato condannato in Cassazione per truffa con il risarcimento di 800 milioni (in euro) per aver promesso una guarigione miracolosa ad una donna malata di cancro, che invece mori’. Strano ma vero, a Terni succede anche questo. La spinosa questione è probabilmente sfuggita di mano al vescovo della diocesi Vincenzo Paglia, forse troppo indaffarato ad amministrare gli affari della curia sovente intrecciati con quelli del sindaco  uscente Paolo Raffaelli. ”Veniva un sacerdote, p. Corrado Sperotto da Roma” , (poi trasferito dalle autorità vaticane a Santiago di Campostela ndr), ha dichiarato don Roberto, “faceva tutto lui, preghiere, canti, Messe, una volta al mese, mi sembravano brave persone, non mi sarei mai immaginato che la Koinonia Giovanni Battista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="aligncenter size-medium wp-image-3364" title="IMG_3027 copia" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/IMG_3027-copia-250x173.jpg" alt="IMG 3027 copia 250x173 1/UNA SETTA SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAN PAOLO A TERNI" width="250" height="173" /> Per circa un anno circa 100 persone aderenti al movimento religioso più discusso del momento, (un ibrido a cavallo tra le dottrine protestanti pentecostali dominanti rispetto al Catechismo della Chiesa Cattolica e il rinnovamento carismatico), la “Koinonia Giovanni Battista”, si sono riunite in incontri di preghiera e “Messe di guarigione”, nella parrocchia di San Paolo in via Rossini, a Terni, retta dal parroco don Roberto Tarquini, (nella foto), ignare, (parroco compreso), che il fondatore del suddetto movimento, il sacerdote argentino p. Ricardo Arganaraz, fosse stato condannato in Cassazione per truffa con il risarcimento di 800 milioni (in euro) per aver promesso una guarigione miracolosa ad una donna malata di cancro, che invece mori’. Strano ma vero, a Terni succede anche questo. La spinosa questione è probabilmente sfuggita di mano al vescovo della diocesi Vincenzo Paglia, forse troppo indaffarato ad amministrare gli affari della curia sovente intrecciati con quelli del sindaco  uscente Paolo Raffaelli. ”Veniva un sacerdote, p. Corrado Sperotto da Roma” , (poi trasferito dalle autorità vaticane a Santiago di Campostela ndr), ha dichiarato don Roberto, “faceva tutto lui, preghiere, canti, Messe, una volta al mese, mi sembravano brave persone, non mi sarei mai immaginato che la Koinonia Giovanni Battista fosse disapprovata dalla stragrande maggioranza dei vescovi italiani e all’estero, e soprattutto, ignoravo tutta la vicenda giudiziaria che si è trascinata per diversi anni.” Addirittura il parroco di Santa Maria Strambi a Piediripa di Macerata don Franco Pranzetti non dà l’assoluzione a chi frequenta la Koinonia (presente nelle Marche con una grossa sede in quel di contrada Ricciola 78 , nelle campagne di Recanati), il motivo? “Semplicemente uno”, dichiara don Sandro, “perché le dottrine della Koinonia sono in larga parte eretiche, cioè protestanti, inoltre chiedono agli aderenti “esterni” la decima parte di quanto guadagnano, un precetto biblico non in uso nella Chiesa Cattolica, ma solo nel mondo protestante”. Ma in motivi non solo questi, per uno strano meccanismo del Diritto Canoninico la “Libera Associazione di Fedeli Koinonia Giovanni Battista” è riconosciuta da un vescovo della Repubblica Ceca, (al quale si sono uniti un’altra ventina di vescovi sparsi nei Paesi più sperduti del mondo), ma è disconosciuta da tutti i vescovi italiani, (compreso il ritiro di un riconoscimento da parte del Cardinale Camillo Ruini, all’epoca presidente della Cei), fatta eccezione di quello della Diocesi di Caltanissetta, Mario Russotto. Un vero e proprio pasticcio.</h3>
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		<title>LOTTA TRA SUORE DI CLAUSURA: IL MISTERO DEI GIOIELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 20:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACHE]]></category>
		<category><![CDATA[RELIGIONE]]></category>

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		<description><![CDATA[  LE SUORE DI CLAUSURA PRESE A VERBALE «La stessa Madre Superiora ha confermato al Commissario Pontificio di non aver mai visto gioielli né di aver mai visto una lista dei medesimi. Si tratterebbe dunque di un furto misterioso di oggetti misteriosi ad opera di una persona misteriosa con una totale assenza di indizi». E se proprio vogliamo dirla tutta, sembra aggiungere il cardinale, parliamo del «convento dei frati minori cappuccini in via Veneto a Roma» dove si sono rifugiate le tre denuncianti del monastero di Gubbio. «Qui sono state accolte caritatevolmente solo per qualche giorno, e le monache non vivono nei conventi dei frati, ritenendo, a seguito del consueto menzognero modo di presentarsi delle due ex novizie, che si trattasse di tre vere Monache». L’INVENTARIO DEI GIOIELLI: 85 PEZZI, UN MILIONE DI EURO Se il cardinale riferisce che tutte le suore «interrogate» del convento di Gubbio hanno negato d’aver mai visto un solo gioiello, agli atti dell’inchiesta spunta invece l’inventario dei preziosi «ricevuti in dono dalla madre e dalla nonna di suor Milagrosa Maria Arango Munoz», preziosi poi misteriosamente scomparsi. In allegato all’elenco consegnato al Pm vi è un documento, scritto in spagnolo, che attesta la consegna del «tesoro» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <img class="alignleft size-medium wp-image-3279" title="suor02[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/suor021-250x180.jpg" alt="suor021 250x180 LOTTA TRA SUORE DI CLAUSURA: IL MISTERO DEI GIOIELLI" width="250" height="180" /></strong></p>
<p><strong>LE SUORE DI CLAUSURA PRESE A VERBALE </strong>«La stessa Madre Superiora ha confermato al Commissario Pontificio di non aver mai visto gioielli né di aver mai visto una lista dei medesimi. Si tratterebbe dunque di un furto misterioso di oggetti misteriosi ad opera di una persona misteriosa con una totale assenza di indizi». E se proprio vogliamo dirla tutta, sembra aggiungere il cardinale, parliamo del «convento dei frati minori cappuccini in via Veneto a Roma» dove si sono rifugiate le tre denuncianti del monastero di Gubbio. «Qui sono state accolte caritatevolmente solo per qualche giorno, e le monache non vivono nei conventi dei frati, ritenendo, a seguito del consueto menzognero modo di presentarsi delle due ex novizie, che si trattasse di tre vere Monache».</p>
<p><strong>L’INVENTARIO DEI GIOIELLI: 85 PEZZI, UN MILIONE DI EURO</strong> Se il cardinale riferisce che tutte le suore «interrogate» del convento di Gubbio hanno negato d’aver mai visto un solo gioiello, agli atti dell’inchiesta spunta invece l’inventario dei preziosi «ricevuti in dono dalla madre e dalla nonna di suor Milagrosa Maria Arango Munoz», preziosi poi misteriosamente scomparsi. In allegato all’elenco consegnato al Pm vi è un documento, scritto in spagnolo, che attesta la consegna del «tesoro» alla madre badessa: «Yo, sr Chiara di Gesù Nevarez (&#8230;) he recibo hoj dia 15.03.08 de la novizia Sr Milagrosa de Maria, unas Joyas para guardar commino que en regalo de su Mamà y de su Abuelita&#8230;». Nella lista dei gioielli figurano la bellezza di «tre crocifissi con catena d’oro, un Cristo in oro che poggia su una croce di rubini, un Cristo in oro che poggia su una croce di smeraldi, un Cristo in oro sopra una croce di rubini e smeraldi, cinque medaglie raffiguranti la Vergine Maria tempestate di preziosi (acque marine, brillanti, smeraldi, rubini) con catene d’oro, cinque scapolari d’oro, guarniti di pietre preziose, tre grosse catene d’oro, dodici collane d’oro corte, quattro con brillanti, due con smeraldi, una di rubini, una con diamanti, dodici braccialetti che fanno da pendant alle collane, ventuno anelli con pietre preziose, tre orologi, sette braccialetti d’oro&#8230;».</p>
<p>LA DIFESA DEI CAPPUCCINI E LE ACCUSE DEI FEDELI Se padre Francisco Iglesias, a nome dei cappuccini, ripetutamente chiede alle gerarchie ecclesiastiche di dare udienza alle tre sventurate che hanno tutto il suo appoggio e che chiedono solo di andare in un altro convento («dai dati di quest’affaire &#8211; scrive &#8211; risulta evidente l’implicazione diretta e personale della M. Daniela Pozzi che programmò e realizzo, aiutata da alcune suore, la violazione e apertura delle scatole [con i gioielli, ndr] delle tre sorelle»), nel fascicolo della Procura son finite anche le lettere dei fedeli indirizzate contro una delle suore ribelli: «Quelle tue nuove amiche che hanno creato quel vergognoso scandalo basato su bugie (&#8230;) per seguire desideri ambigui. Non siete delle perseguitate ma solo delle povere sbandate lontane da Dio».</p>
<p>(Fonte: Gian Marco Chiocci – Il Giornale)</p>
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		<title>2/LE VINCENDE DELLA VERA E PROPRIA FAMIGLIA DEL FRANCESCANO PADRE SPIRITUALE DEI VEGGENTI DI MEDJ ESPULSO DALL&#8217;ORDINE</title>
		<link>http://www.ternimagazine.it/3038/religione/ultime-della-notte-6-7-agosto-2009le-vincende-della-vera-e-propria-famiglia-del-francescano-padre-spirituale-dei-veggenti-di-medj-espulso-dallordine.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 20:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La “veggente” al seguito Nel Febbraio 1988 anche la “veggente” Marija Pavlović entrava nell’associazione di Vlasic. Di lì a poco, il 21 Aprile del 1988, venne pubblicata sullo stesso opuscolo la testimonianza della Pavlović nella quale ella sosteneva che la “Gospa” era contenta della nuova comunità fondata da Vlasic, senza smentire la veridicità della lettera aperta scritta l’anno prima dall’ex francescano. «All’inizio di quest’anno mi sono ritirata nel silenzio con alcune persone di quel gruppo di preghiera. Un giorno, qualche tempo prima della partenza, prima dell’apparizione abbiamo pregato la Madonna di darci la luce per poter comprendere il programma che Lei aveva dato attraverso Agnes Heupel e Padre Tomislav Vlašić. La Madonna è venuta, era contenta. Ha pregato su tutti noi e ha detto: “Cari figli, vi do un dono speciale, il dono della libertà, affinché possiate decidervi per Dio. Io benedico la libera decisione di ciascuno di voi”. Così mi fu chiaro che potevo decidermi per questa strada, dal momento che attendevo l’occasione per potermi ritirare in silenzio e preghiera. Come vedete, la Madonna ha dato un programma per la Comunità “Regina della Pace, completamente tuoi, per Maria a Gesù”, e conduce questa Comunità attraverso Padre Tomislav e Agnes, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La “veggente” al seguito</strong></p>
<p>Nel Febbraio 1988 anche la “veggente” Marija Pavlović entrava nell’associazione di Vlasic. Di lì a poco, il 21 Aprile del 1988, venne pubblicata sullo stesso opuscolo la testimonianza della Pavlović nella quale ella sosteneva che la “Gospa” era contenta della nuova comunità fondata da Vlasic, senza smentire la veridicità della lettera aperta scritta l’anno prima dall’ex francescano.</p>
<p><em>«All’inizio di quest’anno mi sono ritirata nel silenzio con alcune persone di quel gruppo di preghiera. Un giorno, qualche tempo prima della partenza, prima dell’apparizione abbiamo pregato la Madonna di darci la luce per poter comprendere il programma che Lei aveva dato attraverso Agnes Heupel e Padre Tomislav Vlašić.</em><em><br />
</em><em>La Madonna è venuta, era contenta. Ha pregato su tutti noi e ha detto: “Cari figli, vi do un dono speciale, il dono della libertà, affinché possiate decidervi per Dio. Io benedico la libera decisione di ciascuno di voi”. Così mi fu chiaro che potevo decidermi per questa strada, dal momento che attendevo l’occasione per potermi ritirare in silenzio e preghiera.</em><br />
<em>Come vedete, la Madonna ha dato un programma per la Comunità “Regina della Pace, completamente tuoi, per Maria a Gesù”, e conduce questa Comunità attraverso Padre Tomislav e Agnes, attraverso la quale giungono i messaggi per la Comunità. Sono nella Comunità da più di un mese e mezzo.</em>» [<em>Una chiamata nell'anno mariano</em>, pp. 15-16].</p>
<p><strong>La fuga della “veggente”</strong></p>
<p>Non trascorse molto, però, perché il rapporto tra la “veggente” e l’ex francescano venisse bruscamente interrotto, concludendosi con la fuga della Pavlović dalla comunità.</p>
<p>Nei primi giorni del Luglio 1988 una giornalista statunitense, Suzanne Rini, inviata dal periodico cattolico <em>Fidelity</em>, giunge in Italia e chiede conto a padre Vlašić della vicenda riguardante lui e Suor Rufina. Il francescano negò i fatti.</p>
<p>Qualche giorno dopo, l’11 Luglio 1988, Marija Pavlović scrive un nuovo clamoroso comunicato, in cui ritratta la provenienza “celeste” dei messaggi a favore della comunità, sostenendo invece di essere stata quasi costretta a formularli da Tomislav Vlasic (cfr. <a rel="nofollow" target="_blank" title="Medjugorje, la veggente Marija Pavlovic ha mentito almeno una volta" href="http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/07/30/2008/09/09/medjugorje-la-veggente-marija-pavlovic-ha-mentito-almeno-una-volta/">Medjugorje, la veggente Marija Pavlovic ha mentito almeno una volta</a>).</p>
<p><strong>Motivi e conseguenze per la “veggente”</strong></p>
<p>Quello che tutti ora si domanderanno, è ciò che è realmente successo in quel lasso di tempo e successivamente. <em><strong>La risposta ci è stata fornita da una fonte interna alla ex comunità di Tomislav Vlasic</strong></em>.</p>
<p>La “veggente”, già entrata in contrasto con Agnes Heupel e le presunte “locuzioni interiori” che quest’ultima riceveva dalla “Gospa”, era infastidita dal modo in cui la tedesca guidava la comunità attraverso i presunti messaggi della “Gospa”, senza lasciare alla Pavlović la libertà di cui godeva prima di entravi.</p>
<p>Turbata dalla notizia del figlio avuto da Vlasic con Suor Rufina, confusa dai “messaggi” ricevuti dalla Heupel, <em>Marija Pavlović letteralmente scappa dalla comunità “Kraljice Mira”</em>, <em>distrutta come persona.</em><strong> Lo shock era stato talmente forte tanto da portarla ad un passo dal tirarsi indietro rispetto al “fenomeno Medjugorje”.</strong></p>
<p>A quel punto, qualcuno intervenne per risolvere in fretta la spinosa questione, facendo rifugiare la “veggente” in crisi alla Comunità Cenacolo di Suor Elvira.  Dopo essersi ristabilita, si trasferì a Milano dove conobbe l’attuale marito.</p>
<p><strong>La nuova comunità</strong></p>
<p>Il 1 ottobre 1988 viene chiusa la comunità di Vlasic per decreto del vescovo di Parma, mons. Benito Cocchi, anche perché alcune pratiche, come la convivenza tra uomini e donne, sono “ritenuti del tutto estranei ad ogni forma di comunità religiosa accettata dalla Chiesa”. [lettera 68/I/28 del 1 ottobre 1988]</p>
<p>Questo non ferma comunque l’ex francescano, che apre quattro nuove sedi in diocesi guidate da vescovi meno ostili. La sede principale è a Lama dei Peligni (Chieti), altre a Penne (Pescara) e Camporotondo di Fiastrone (Macerata). L’ultima si è insediata a Medjugorje, secondo l’usanza ormai consolidata in quella località di ignorare completamente il vescovo.</p>
<p><strong>Ombre di New Age e luci di UFO</strong></p>
<p>Nel 1994 entra nella nuova comunità di Vlasic, composta da laici e consacrati, Stefania Caterina, suora laica, che nel 2002 ne diventerà responsabile generale. La collaboratrice di Vlasic avrebbe avuto «esperienze straordinarie da quando lei si conosce, da bambina, e pensava che tutti sentissero la voce di Gesù. […] Nel 1997-98, le esperienze diventano forti; il 14 febbraio 1998, con l’offerta della sua vita in sacrificio a Gesù per mezzo di Maria, si è aperto tutto.»</p>
<p>Stefania Caterina sostiene che tali esperienze «avvengono attraverso locuzioni interiori e visioni, durante le quali mi sono date spiegazioni dal Signore stesso o dai suoi strumenti, primo fra tutti S. Raffaele arcangelo, il Padre, Gesù, lo Spirito Santo, Maria, san Giuseppe, gli apostoli Giovanni e Paolo, gli Arcangeli, Lucifero, la piccola defunta Anna, le anime del Purgatorio e “uomini di altri pianeti”.»</p>
<p>“<em>Uno dei compiti più importanti dell’umanità di Alfa Centauri è di comandare la grande flotta interplanetaria. Essa è composta dai più potenti veicoli spaziali e da equipaggi scelti, messi a disposizione dai pianeti fedeli a Dio</em>,” scrive la suora laica a pagina 123 del suo libro <em>“Oltre la grande barriera</em>” (Luci dell’Esodo, 2008).</p>
<p>Ma non è la sola sconcertante affermazione che si può leggere sul testo. Il libro, che appare fortemente ispirato alla New Age, è un ibrido tra mitologia, ufologia, religioni e pratiche orientali e il cristianesimo.</p>
<p>“Attorno alla vostra persona si trova l’aura. Essa è un campo energetico che circonda il corpo umano,” avrebbe detto S. Raffaele Arcangelo l’8 Marzo 2001 a Stefania Caterina  [<em>Oltre la grande barriera</em>, pag. 250].</p>
<p><strong>L’isolamento</strong></p>
<p>Dal febbraio 2008, a padre Vlasic era stato imposto di vivere in totale isolamento, mentre era in corso l’inchiesta vaticana a suo carico per peccati di natura sessuale e per il sospetto di diffondere «eresia e scisma». Padre Vlasic, però, non aveva rispettato le misure disciplinari che erano state imposte ed era stato quindi colpito dall’«interdetto», che gli proibiva di ricevere i sacramenti e partecipare al culto pubblico. Il ministro generale dei Francescani, José Rodriguez Carballo ha aggiunto il divieto di «rilasciare dichiarazioni su questioni religiose, specialmente sul fenomeno Medjugorje» e negato il permesso di vivere nelle strutture dell’ordine.</p>
<p><strong>Lo sconcerto dei membri della comunità</strong></p>
<p>Non pronti ad un simile provvedimento, i membri della comunità “Regina della Pace” non hanno mancato di protestare vivacemente, anche con una lettera aperta indirizzata al Ministro Generale dei Frati Minori e firmata da 180 persone. Frastornati dagli eventi, increduli, si domandano come mai, dopo la diffusione del provvedimento a carico dei Vlasic, tutti abbiano preso le distanze da lui, persino i sacerdoti che fino a poco tempo prima lo appoggiavano (cfr. <a rel="nofollow" target="_blank" title="Tomislav Vlasic, cosa pensa la sua comunità?" href="http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/07/30/2008/09/29/tomislav-vlasic-cosa-pensa-la-sua-comunita/">Tomislav Vlasic, cosa pensa la sua comunità?</a>).</p>
<p><strong>La scomunica</strong></p>
<p>L’epilogo è stata la riduzione allo stato laicale, chiesta dall’ex francescano prima che arrivasse la scomunica già pronta di Benedetto XVI. <strong><em>Padre Francesco Bravi, procuratore generale dei Francescani, puntualizza che le contestazioni dell’ex Sant’Uffizio rientrano «nel contesto del fenomeno delle apparizioni di Medjugorje»</em></strong> e che il frate non è stato espulso ma ha chiesto lui la dispensa dal sacerdozio, visto il procedimento che era stato avviato dal Vaticano e che si stava concludendo con la riduzione allo stato laicale.</p>
<p>E c’è già chi parla di una vera e propria persecuzione, paragonando Vlasic a Padre Pio.</p>
<p><strong>Il “direttore spirituale”</strong></p>
<p>Il fatto che Vlasic fosse riconosciuto come direttore spirituale dei “veggenti” nel periodo tra il 1981 e il 1984 è documentato anche nei libri di René Laurentin, noto teologo francese e da sempre promotore del “fenomeno Medjugorje.” (<em>“Breve storia delle apparizioni di Maria a Medjugorje”, “Racconto e messaggio delle apparizioni di Medjugorje”)</em></p>
<p>Per quanto venga sottaciuta, nascosta, epurata o negata la questione relativa all’effettiva direzione spirituale dei “veggenti” da parte di Tomislav Vlasic, produciamo di seguito anche testimonianza della stessa da fonti esclusivamente pro-Medjugorje, onde evitare illazioni e sterili discussioni su fonti non allineate.  Intanto, mentre il parroco di Medjugorie è in stato di isolamento su un’isola,  è stata decisamente smentita, la notizia circolata ieri  a Medjugorje secondo cui il frate  Tomislav Vlasic espulso dall&#8217;ordine dal  Ministro generale dei Francescani, Jose Rodrigues Carballo, sarebbe stato la guida spirituale dei sei veggenti, ai quali la Madonna apparirebbe fin dal Giugno del 1981 a Medjugorje. Le ultime notizie su <strong>Medjugorje</strong> ricostruiscono  la figura e il percorso che Frate Tomislav ha fatto in questi anni; da Radio Maria, Padre Livio, nel suo intervento radiofonico ha messo in evidenza come le contestazioni fatte a Frate Tomislav, non riguardino assolutamente il Santuario di Medjugorje, tra l&#8217;altro Frate Tomislav, vive da oltre 20 anni in Italia; Parlare del Frate espulso dall&#8217;ordine, come  guida spirituale dei 6 veggenti di <em>Medjugorje</em> è assolutamente fuori luogo in quanto gli stessi veggenti di Medjugorje hanno sempre sostenuto che l&#8217;unica loro guida spirituale è quella della Madonna. Sulle apparizioni Mariane a Medjugorje, il giudizio ufficiale della Chiesa rimane ancora aperto.<img class="aligncenter size-medium wp-image-3039" title="foto1" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/foto1-250x106.jpg" alt="foto1 250x106 2/LE VINCENDE DELLA VERA E PROPRIA FAMIGLIA DEL FRANCESCANO PADRE SPIRITUALE DEI VEGGENTI DI MEDJ ESPULSO DALLORDINE" width="250" height="106" /></p>
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		<title>ACQUA MIRACOLOSA A COLLEVALENZA, PELLEGRINI TESTIMONIANO GUARIGIONI DAL CANCRO</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 23:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Migliaia di pellegrini in questi giorni  a Collevalenza per l’acqua miracolosa. Domenica scorsa con blocchetto notes e penna siamo andati a Collevalenza di Todi. Un sole concente : ilcronista di Terni magazine, parcheggia all&#8217;ombra, ma un addetto ai posteggi gli fa spostare l&#8217;auto. Allora il cronista si arma di buon avolontà e cerca un posizione migliore, poi apre il registratore: L&#8217;Acqua del Santuario dell&#8217;Amore Misericordioso La Madre Speranza giunse nella frazione di Collevalenza, con il consenso del Vescovo di Todi Mons. Alfonso Maria De Sanctis, il 18 agosto 1951, insieme ai primi Figli dell&#8217;Amore Misericordioso e ad una piccola comunità di Ancelle. Vi giunse condotta dalla Divina Provvidenza e già consapevole, per grandi linee, di ciò che avrebbe dovuto realizzarvi. Nel suo Diario infatti, in data 14 maggio 1949, si legge di una singolare premonizione: con l&#8217;aiuto divino e a prezzo di non pochi sacrifici, ella avrebbe realizzato un magnifico complesso incentrato attorno ad un Santuario dedicato all&#8217;Amore Misericordioso del Signore, comprendente anche strutture per l&#8217;accoglienza di pellegrini, di infermi e di Sacerdoti. Il tutto al fine di costituire un centro di richiamo per tante anime. Non passò, infatti, molto tempo che, a poca distanza dal paese, si iniziarono ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Migliaia di pellegrini in questi giorni  a Collevalenza per l’acqua miracolosa. Domenica scorsa con blocchetto notes e penna siamo andati a Collevalenza di Todi. Un sole concente : ilcronista di Terni magazine, parcheggia all&#8217;ombra, ma un addetto ai posteggi gli fa spostare l&#8217;auto. Allora il cronista si arma di buon avolontà e cerca un posizione migliore, poi apre il registratore:</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2978" title="Santuario di Collevalenza" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/Santuario-di-Collevalenza-250x179.jpg" alt="Santuario di Collevalenza 250x179 ACQUA MIRACOLOSA A COLLEVALENZA, PELLEGRINI TESTIMONIANO GUARIGIONI DAL CANCRO" width="250" height="179" /><strong>L&#8217;Acqua del Santuario dell&#8217;Amore Misericordioso<br />
</strong><br />
La Madre Speranza giunse nella frazione di Collevalenza, con il consenso del Vescovo di Todi Mons. Alfonso Maria De Sanctis, il 18 agosto 1951, insieme ai primi Figli dell&#8217;Amore Misericordioso e ad una piccola comunità di Ancelle.<br />
Vi giunse condotta dalla Divina Provvidenza e già consapevole, per grandi linee, di ciò che avrebbe dovuto realizzarvi. Nel suo Diario infatti, in data 14 maggio 1949, si legge di una singolare premonizione: con l&#8217;aiuto divino e a prezzo di non pochi sacrifici, ella avrebbe realizzato un magnifico complesso incentrato attorno ad un Santuario dedicato all&#8217;Amore Misericordioso del Signore, comprendente anche strutture per l&#8217;accoglienza di pellegrini, di infermi e di Sacerdoti. Il tutto al fine di costituire un centro di richiamo per tante anime.<br />
Non passò, infatti, molto tempo che, a poca distanza dal paese, si iniziarono ad inaugurare le nuove costruzioni: la Casa dei fam nel 1953; il Seminario minore nel 1954; la Cappella del Crocifisso nel 1955. Questa medesima Cappella fu poi eretta canonicamente come &#8220;Santuario dell&#8217;Amore Misericordioso&#8221; da Mons. De Sanctis, il 1° ottobre del 1959.<br />
Frattanto il futuro dell&#8217;Opera andava chiarendosi anche per i Religiosi che stavano a fianco della Madre Speranza come primi discepoli e collaboratori. Un verbale comunitario, datato 28 aprile 1957, attesta:</p>
<p>&#8220;&#8230; La Madre, seguìta da alcuni faN, si reca a vedere un appezzamento di terreno e ci dice molte cose che meritano di essere scritte e tramandate&#8230;<br />
Collevalenza diventerà qualcosa di grande. Come Lourdes è oggi meta di pellegrinaggi, fonte di tanti prodigi e dovunque conosciuta mentre ieri (la zona della grotta) era una squallida campagna, così domani nell&#8217;antico &#8220;roccolo&#8221; di Collevalenza sorgeranno tante costruzioni, vi sarà un grande Santuario dell&#8217;Amore Misericordioso, vi saranno pellegrinaggi e si rinnoveranno prodigi non meno che a Lourdes&#8230; Tutto ciò però quando la Madre non sarà più su questa terra&#8221;<br />
Benché in queste righe non si parli ancora né di acqua, né di piscine, l&#8217;esplicito riferimento a Lourdes fa già intravedere gli sviluppi successivi.<br />
Collevalenza diventerà qualcosa di grande&#8230; meta di pellegrinaggi, fonte di tanti prodigi&#8230; nell&#8217;antico &#8220;roccolo&#8221; di Collevalenza sorgeranno tante costruzioni, vi sarà un grande Santuario dell&#8217;Amore Misericordioso, vi saranno pellegrinaggi e si rinnoveranno prodigi&#8230; Tutto ciò però quando la Madre non sarà più su questa terra&#8221;.<br />
Il Pozzo e le Piscine<br />
Si può dire che il piccolo paese di Collevalenza, nella sua storia, abbia sempre sofferto per la mancanza di acqua potabile; e in quegli anni il Comune di Todi cercava di supplirvi con erogazioni periodiche a mezzo di autobotti.<br />
In questo contesto, la volontà divina in merito al Pozzo e alle Piscine si fece esplicita: si era agli inizi dell&#8217;anno 1960. Le circostanze vengono egregiamente descritte dalla Segretaria Generale delle Ancelle: <strong>&#8220;Nostra Madre ha ricevuto l&#8217;ordine di realizzare alcune Piscine per il bagno dei malati e le è stato indicato il punto dove troverà l&#8217;acqua necessaria. Nostra Madre, sempre fedele ai comandi di Colui che non sbaglia, né dà ordini in maniera vana, si dispone ad iniziare un pozzo lì dove le è stato detto che troverà l&#8217;acqua, cioè a fianco della futura &#8220;Basilica dell&#8217;Amore Misericordioso&#8221;, tra questa e la futura &#8220;Casa della Giovane&#8221;". Più oltre prosegue: &#8220;Al &#8220;nemico del bene&#8221; urta che si progettino delle piscine per il bagno dei malati (la qual cosa fa ben comprendere come queste piscine produrranno tanto del bene), e contrasta in ogni modo a nostra Madre a causa del pozzo, e la minaccia dicendole che se farà uso della trivella, la romperà; che romperà tutte quelle che verranno portate e non ce ne saranno a sufficienza in tutta l&#8217;Umbria&#8221;. </strong><br />
E in effetti l&#8217;escavazione del Pozzo fu, a dir poco, snervante sia per la profondità che si dovette raggiungere (122 metri), sia per la serie, umanamente inspiegabile, di complicazioni meccaniche e tecniche che si verificarono; per la Madre Speranza, poi, si aggiunsero numerose vessazioni del maligno. I lavori dell&#8217;intero progetto durarono precisamente 10 mesi: dal 1° febbraio al 1° dicembre del 1960, giorno in cui fu istallata sull&#8217;apposita colonna la statua in marmo di Maria Mediatrice.<br />
Si iniziò la perforazione del Pozzo con una trivella a mano, azionata da uno dei Religiosi, con la quale si raggiunse la profondità di 9 metri. Successivamente, ai primi di marzo, si conferì l&#8217;incarico all&#8217;impresario locale Giuseppe Salici il quale, dopo aver anch&#8217;egli adottato una trivella (spezzatasi a 12 metri di profondità), proseguì fino a 23 metri realizzando un &#8220;pozzo romano&#8221;. Non potendo proseguire oltre con tale tecnica, ai primi di aprile, ci si accordò finalmente con una ditta specializzata, per la perforazione di un pozzo artesiano: la ditta Guido De Togni di Isola della Scala (VR).<br />
Quando il dubbio iniziava già a serpeggiare anche in casa e i commenti di molti all&#8217;esterno si facevano malevoli, nel pomeriggio del 6 maggio, la sonda di perforazione, dopo essere rimasta incagliata in profondità per più di un&#8217;ora, finalmente incontrò un&#8217;abbondante falda acquifera, a 92 metri: fu una vera liberazione!<br />
In quella occasione la Madre Speranza, andata in estasi presso il Pozzo, pronunciò parole di commosso ringraziamento e di fiduciosa implorazione.<br />
Altre falde acquifere furono poi trovate a 114, 120 e 122 metri.<br />
Meno problematica, invece, fu la realizzazione delle Piscine, progettate dall&#8217;architetto Julio Lafuente, e la sistemazione dell&#8217;area circostante: gettate le fondazioni il 22 agosto, tutto fu ultimato per il 1° dicembre dei quello stesso anno.</p>
<p><strong>Le finalità dell&#8217;Acqua del Santuario<br />
</strong><br />
E&#8217; questo sicuramente il punto più importante del discorso: comprende il nesso che intercorre tra le piscine ed il Santuario; e, più in particolare, le finalità specifiche per le quali la Divina Provvidenza ha voluto quest&#8217;Acqua.</p>
<p>Per dare risposta a queste domande esiste una sola via: ricorrere a tutto ciò che la Madre Speranza ha detto o ha scritto al riguardo, quale autorevole interprete dei voleri divini; perlomeno fare riferimento almeno alle cose più essenziali che Essa ha detto.<br />
La risposta più autorevole, probabilmente, ci viene dalla &#8220;pergamena&#8221; che il giorno 14 luglio 1960 fu gettata con apposito contenitore in fondo al Pozzo, durante una sobria cerimonia a metà circa dei lavori. Si tratta di parole ricevute dalla Madre Speranza durante un&#8217;estasi del 3 aprile precedente, aventi fin dall&#8217;intestazione un valore particolarmente ufficiale. Dice il testo:<br />
&#8220;Decreto. A quest&#8217;acqua e alle piscine va dato il nome del mio Santuario. Desidero che tu dica, fino ad inciderlo nel cuore e nella mente di tutti coloro che ricorrono a te, che usino quest&#8217;acqua con molta fede e fiducia e si vedranno sempre liberati da gravi infermità; e che prima passino tutti a curare le loro povere anime dalle piaghe che le affliggono per questo mio Santuario dove li aspetta non un giudice per condannarli e dar loro subito il castigo, bensì un Padre che li ama, perdona, non tiene in conto, e dimentica&#8221;..</p>
<p>Da qui, appunto, trae ispirazione una delle frasi scolpite sulla facciata delle Piscine: &#8220;Usa quest&#8217;acqua con fede e amore, sicuro che ti servirà di refrigerio al corpo e di salute all&#8217;anima&#8221;.</p>
<p>Le finalità taumaturgiche di quest&#8217;Acqua e la sua interdipendenza con l&#8217;azione pastorale del Santuario sono parimenti espresse nella &#8220;Preghiera per il Santuario&#8221;, composta dalla stessa Fondatrice:</p>
<p>Ulteriori precisazioni sulle finalità dell&#8217;Acqua ci vengono da altre parole della Madre Speranza. Il 6 febbraio del 1960, quando ancora si era ai primi tentativi di perforazione del Pozzo, partecipando ad un atto comunitario con i suoi Religiosi, così illustrò loro gli scopi dell&#8217;Opera: &#8220;La Madre&#8230; prende occasione per dirci che nell&#8217;orto si dovrà trovare l&#8217;acqua e che questa dovrà alimentare le Piscine dell&#8217;Amore Misericordioso; che a quest&#8217;acqua il Signore darà il <strong>potere di curare dal cancro e dalla paralisi</strong>, figure delle anime in peccato mortale e in peccato veniale abituale&#8221;.</p>
<p>Questi concetti tornano, ancor meglio sviluppati, nell&#8217;estasi avuta presso il Pozzo il 6 maggio, giorno del rinvenimento della prima falda acquifera:</p>
<p><strong>&#8220;&#8230; Ti ringrazio, Signore! Dà la forza a quest&#8217;acqua di guarire il cancro e la paralisi, uno figura del peccato mortale e l&#8217;altra del peccato abituale&#8230; Il cancro uccide l&#8217;uomo, lo disfa; la paralisi lo rende inutile, no lo fa camminare&#8230; Dà all&#8217;acqua la virtù di far guarire i malati, i malati poveri che non hanno mezzi, anche con una sola goccia d&#8217;acqua&#8230; Sia quest&#8217;acqua la figura della tua grazia e della tua misericordia&#8221;.</strong></p>
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		<title>GIALLO NEL MONASTERO A GUBBIO: LA CURIA SMENTISCE LA PRESENZA DI GIOIELLI PER UN VALORE DI 1 MILIONI DI EURO</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 21:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACHE]]></category>
		<category><![CDATA[RELIGIONE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli, dovrebbe incontrare  le suore di clausura del monastero del Buon Gesu&#8217; e di Nostra Signora di Guadalupe delle cappuccine sacramentarie in questi giorni al centro della attenzione di quotidiani locali e nazionali per un presunto furto di gioielli di ingente valore ai danni di una novizia costretta a lasciare il convento. Del &#8221;caso&#8221;, che dura da piu&#8217; di un anno con l&#8217;allontanamento di due novizie e la partenza volontaria della loro insegnante, si occupa ora la procura della repubblica presso il tribunale di Perugia alla quale sono state presentate due querele riguardanti anche la scomparsa di gioielli del valore di oltre un milione di euro che una delle novizie allontanate avrebbe affidato alla superiora del convento al momento del suo ingresso nella struttura religiosa. I due fascicoli relativi alle due querele sono stati affidati &#8221;per connessione&#8221; allo stesso pm, Dario Razzi, attualmente in ferie. La vicenda e&#8217; tornata di attualita&#8217;  in seguito alla presentazione delle querele da parte delle novizie allontanate, assistite dall&#8217; avvocato Carlo Taormina. Una di loro sostiene di avere consegnato al momento del suo ingresso nel monastero di Gubbio gioielli ricevuti in eredita&#8217;, tra cui crocifissi con rubini e brillanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2736" title="Mario_Ceccobelli_2004[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/Mario_Ceccobelli_20041-250x146.jpg" alt="Mario Ceccobelli 20041 250x146 GIALLO NEL MONASTERO A GUBBIO: LA CURIA SMENTISCE LA PRESENZA DI GIOIELLI PER UN VALORE DI 1 MILIONI DI EURO" width="250" height="146" /></p>
<p>Il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli, dovrebbe incontrare  le suore di clausura del monastero del Buon Gesu&#8217; e di Nostra Signora di Guadalupe delle cappuccine sacramentarie in questi giorni al centro della attenzione di quotidiani locali e nazionali per un presunto furto di gioielli di ingente valore ai danni di una novizia costretta a lasciare il convento. Del &#8221;caso&#8221;, che dura da piu&#8217; di un anno con l&#8217;allontanamento di due novizie e la partenza volontaria della loro insegnante, si occupa ora la procura della repubblica presso il tribunale di Perugia alla quale sono state presentate due querele riguardanti anche la scomparsa di gioielli del valore di oltre un milione di euro che una delle novizie allontanate avrebbe affidato alla superiora del convento al momento del suo ingresso nella struttura religiosa. I due fascicoli relativi alle due querele sono stati affidati &#8221;per connessione&#8221; allo stesso pm, Dario Razzi, attualmente in ferie. La vicenda e&#8217; tornata di attualita&#8217;  in seguito alla presentazione delle querele da parte delle novizie allontanate, assistite dall&#8217; avvocato Carlo Taormina. Una di loro sostiene di avere consegnato al momento del suo ingresso nel monastero di Gubbio gioielli ricevuti in eredita&#8217;, tra cui crocifissi con rubini e brillanti, medaglie religiose tempestate di pietre preziose ed altri oggetti per un valore di oltre un milione di euro. Gioielli &#8211; si sostiene nella querela &#8211; che sarebbero scomparsi. &#8221; Nessun furto &#8211; si afferma nella nota diffusa dalla Curia vescovile &#8211; è stato commesso all&#8217;interno del monastero e, tantomeno, di gioielli di valore così notevole come rappresentato dalle denuncianti. Le due novizie si sono inventate cose che assolutamente non corrispondono alla realtà. Gioielli all&#8217;interno del monastero, per quanto risulta, non sono stati portati e non sono stati visti da alcuno. Dall&#8217;esatta e veritiera ricostruzione della vicenda, emerge, al contrario, che vittime di plurimi reati, sono state in realtà le stesse suore clarisse cappuccine, le quali , confidano nella magistratura e nell&#8217;accertmento pieno della verità</p>
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