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	<title>Terni Magazine &#187; truffe</title>
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		<title>LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA</title>
		<link>http://www.ternimagazine.it/3572/cronache/localizzata-in-tutta-italia-la-setta-ternana-che-si-riuniva-nella-parrocchia-di-sampaolo-false-guarigioni-i-servizi-del-resto-del-carlino-e-del-giornale-di-vicenza.html</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 22:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si allarga a macchia d&#8217;olio l&#8221;inciestra estiva&#8217; lanciata da www.ternimagazine.it, il giornale d&#8217;approfondimento, on line e su cartaceo, con cadenza mensile quidato dall&#8217;eclettico direttore editoriale, Andrea Messi, coadiuvato da un veterano del giornalismo unmbro: Giancarlo Padula. 56 anni, (www.giancarlopadula.it, altre notizie su Google) Sulle rivelazioni di Terni Magazine è intervenuta la rivista Left con servizio, poi sono arrivati il Resto Del Carlino e il Giornale di Vicenza, poichè nelle aree di incidenza di questi fue quotidiani storici del centro Italia continua ad  operare la setta pseduocattolica Koinonia G   iovanni Battista: ovvero milioni min cambio di falsi miracoli. Ecco uno stralcio del servzio del Resto del Carlino «La struttura dellaKoinonia Giovanni Battista è formata dall’asse don Riccardo Arganaraz(fondatore),don Alvaro Grammatica, fedelissimo e “ponte” per tenere sotto controllo il vescovodi Plezen, (che ha dato il riconoscimento) don Giuseppe De Nardi,che aiutò Arganaraz nella fuga, durante la latitanza». La setta è stata scoperta a Terni dal giornalista Giancarlo Padula approfittava della buona fede di fedeli in cerca di gurigioni e miracoli in una società sempre più malata e alla ricerca di Dio. che ha sedi sparse in Italia e all’estero , si leggono anche lef rasif amose di Arganaraz.«Inoccasione del primo congresso «Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si allarga a macchia d&#8217;olio l&#8221;inciestra estiva&#8217; lanciata da www.ternimagazine.it, il giornale d&#8217;approfondimento, on line e su cartaceo, con cadenza mensile quidato dall&#8217;eclettico direttore editoriale, Andrea Messi, coadiuvato da un veterano del giornalismo unmbro: Giancarlo Padula. 56 anni, (www.giancarlopadula.it, altre notizie su Google)<br />
Sulle rivelazioni di Terni Magazine è intervenuta la rivista Left con servizio, poi sono arrivati il Resto Del Carlino e il Giornale di Vicenza, poichè nelle aree di incidenza di questi fue quotidiani storici del centro Italia continua ad  operare la setta pseduocattolica Koinonia G   iovanni Battista: ovvero milioni min cambio di falsi miracoli.<br />
Ecco uno stralcio del servzio del Resto del Carlino<br />
«La struttura dellaKoinonia<br />
Giovanni Battista è<br />
formata dall’asse don Riccardo Arganaraz(fondatore),don<br />
Alvaro Grammatica, fedelissimo e “ponte” per tenere sotto<br />
controllo il vescovodi Plezen, (che ha dato il riconoscimento)<br />
don Giuseppe De Nardi,che<br />
aiutò Arganaraz nella fuga, durante la latitanza». La setta è stata scoperta a Terni dal giornalista Giancarlo Padula approfittava della buona fede di fedeli in cerca di gurigioni e miracoli in una società sempre più malata e alla ricerca di Dio.<br />
che ha sedi sparse in Italia e all’estero , si leggono anche lef rasif amose di Arganaraz.«Inoccasione del primo congresso</p>
<p>«Ho analizzato il modo di<br />
operaredi un’organizzazione</p>
<p>spiega Padula, direttore responsabiule di Terni magazine, ma soprattutto giornalista investigativo e on the orad, -che si serve d ella fede e della  buona fede dei<br />
credenti per chiedere denaro<br />
incambio dei cosiddetti “miracoli” che chiaramente si r velano solo delle bufale». E fu per<br />
uno di questi miracoli che Arganaraz divenne pregiudicato<br />
davanti allo Statoi taliano per<br />
avere sottratto 850 milioni di<br />
vecchie lire-poi restituiti con<br />
gli interessifino all’ultima lira<br />
grazie all’azione dei giudici vicentini-aunasignoraallaquale promiseguarigioni da mali<br />
incurabili.</p>
<p>Padula osservache l’organizzazione KGB «non è docile alle<br />
gerarchie ufficiali dellachiesa<br />
cattolica e strizza l’occhio a<br />
quei vescovi che si fanno sedurre dalle apparenze. Non segue<br />
il calendario dellaChiesa Cattolica nellecelebrazioni eucaristiche e svolge corsi a pagamento».<br />
IL GIORNALE DI VICENZA,                                 DI IVANO TOLETTINI</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3573" title="kgb-priests[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/kgb-priests1-250x99.jpg" alt="kgb priests1 250x99 LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA" width="250" height="99" /><img class="aligncenter size-medium wp-image-3574" title="kgb-priests[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/kgb-priests11-250x99.jpg" alt="kgb priests11 250x99 LOCALIZZATA IN TUTTA ITALIA LA SETTA TERNANA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAMPAOLO. FALSE GUARIGIONI. I SERVIZI DEL RESTO DEL CARLINO E DEL GIORNALE DI VICENZA" width="250" height="99" />A VICENZA<br />
A metà anni Novanta,<br />
don Ricardo si fa dare 700 milioni<br />
di lire da una donna, assicurandole<br />
la guarigione dei suoi parenti malati<br />
A RECANATI<br />
Nel 1992 in contrada Ricciola,<br />
il religioso fonda un’Oasi, che<br />
richiama centinaia di fedeli<br />
dalle Marche e non solo<br />
IN TRIBUNALE<br />
Nel 2001 la Corte di cassazione<br />
lo ha condannato a tre anni e due<br />
mesi, per l’accusa di circonvenzione<br />
di incapace ai danni della vicentina .</p>
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		<title>SI ALLARGA IN TUTTA ITALIA L&#8217;INCHIESTA DI TERNI MAGAZINE SULLA SETTA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAN PAOLO A TERNI: &#8220;I MERCANTI DEL TEMPIO&#8221;, UN REPORTAGE DELLA RIVISTA &#8216;LEFT&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 21:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA NERA]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessio Nannini Nell’ampio panorama dei movimenti spirituali di ispirazione cattolica, la Koinonia Giovanni Battista è tra le più conosciute e controverse. La nascita si deve  alla volontà di un sacerdote argentino arrivato in Italia negli anni del ConcilioVaticano II, don Ricardo Arganaraz, la cui attività pastorale desta sin da principio le attenzioni della Chiesa e dei fedeli. Nel 1969 fonda a Padova, dove insegna filosofia e diritto canonico, una comunità presbiterale che lascia quattro anni dopo perché, dice ai credenti, si sente chiamato a una nuova esperienza di fede. In realtà, come attestato da una documentazione datata 31 luglio 1973, è il vescovo di Padova a revocargli la facoltà di esercizio nella diocesi. Pochi mesi dopo, e a termine di un digiuno durato  quindici giorni, Arganaraz “vede” il Cristo apparirgli per l’annuncio di una missione: la fondazione di una comunione (koinonia in greco, per l’appunto) nella quale vivere e svolgere la funzione pastorale secondo i dettami della castità e della devozione. Il luogo indicatogli è Contrada Camparmò, in provincia di Vicenza. In principio la congregazione conta, oltre a don Ricardo, due fratelli e una sorella. Ben presto però il numero dei con giunti sale, attirati dal carisma del sacerdote [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessio Nannini</p>
<p>Nell’ampio panorama dei movimenti spirituali di ispirazione cattolica, la Koinonia Giovanni Battista è tra le più conosciute e controverse. La nascita si deve  alla volontà di un sacerdote argentino arrivato in Italia negli anni del ConcilioVaticano II, don Ricardo Arganaraz, la cui attività pastorale desta sin da principio le attenzioni della Chiesa e dei fedeli. Nel 1969 fonda a Padova, dove insegna filosofia e diritto canonico, una comunità presbiterale che lascia quattro anni dopo perché, dice ai credenti, si sente chiamato a una nuova esperienza di fede. In realtà, come attestato da una documentazione datata 31 luglio 1973, è il vescovo di Padova a revocargli la facoltà di esercizio nella diocesi. Pochi mesi dopo, e a termine di un digiuno durato  quindici giorni, Arganaraz “vede” il Cristo apparirgli per l’annuncio di una missione: la fondazione di una comunione (koinonia in greco, per l’appunto) nella quale vivere e svolgere la funzione pastorale secondo i dettami della castità e della devozione. Il luogo indicatogli è Contrada Camparmò, in provincia di Vicenza. In principio la congregazione conta, oltre a don Ricardo, due fratelli e una sorella. Ben presto però il numero dei con giunti sale, attirati dal carisma del sacerdote e dalle sue presunte qualità di guaritore, che esibisce ogni domenica a margine della messa. Ma ogni movimento, anche il più minuto, ha bisogno di un’investitura trascendentale da esibire. Ed ecco dunque che in un giorno dell’anno 1978, una discepola di nome Antonietta e proveniente da Biella riceve una “profezia divina” che diverrà manifesto e preghiera della Koinonia . Nei dieci anni che seguono Arganaraz dà una regola e una struttura alla comunità; e soprattutto, affina le sue doti taumaturgiche che rappresentano (come spesso accade) un forte richiamo sì ai curiosi e alle anime pie, ma anche ai disperati e agli infelici a cui società e scienza non hanno saputo dare risposte e soluzioni. La koinonia si diffonde inoltre al di là delle Alpi, in Germania, Spagna, Polonia e con particolare efficacia in Repubblica Ceca, grazie al riconoscimento da parte di monsignor Frantisek Radkovsky. In Italia invece la comunità non gode sempre dei favori della curia, sebbene il cardinale e allora capo della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini, ne formalizzi l’accettazione in seno a santa romana Chiesa, nonostante il precedente parere del vescovo di Vicenza che ne aveva segnalato le poco chiare attività. I guai con la giustizia cominciano nel 1996. In questa data emerge la storia di un’anziana fedele che aveva donato alla comunità, per meglio dire a don Ricardo, una somma vicino agli 800 milioni di lire per chiedere la guarigione attraverso la preghiera della sorella e di una nipote, entrambe gravemente malate. Il miracolo però non avviene, e una delle due donne muore. Scatta allora la denuncia per circonvenzione di incapace, e vengono alla luce episodi simili con Arganaraz sempre nelle vesti di guaritore al servizio (molto ben retribuito) di Dio. Accertamenti bancari condotti dalle forze dell’ordine in tutta Italia certificano conti e donazioni per una decina di miliardi dilire, e tra gli offerenti figura il presidente di una squadra di calcio, Ernesto Pellegrini, che per la sua Inter a digiuno di soddisfazioni aveva cercato la vittoria dello scudetto chiedendo  di rettamente all’Onnipotente &#8211; anche in questo caso il  prodigio non si è compiuto. Gli inquirenti scoprono che il denaro, richiesto con la scusa di favorire l’abbellimento delle cosiddette “oasi” sparse lungo la <img class="alignright size-medium wp-image-3556" title="s4[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/s41-250x250.jpg" alt="s41 250x250 SI ALLARGA IN TUTTA ITALIA LINCHIESTA DI TERNI MAGAZINE SULLA SETTA CHE SI RIUNIVA NELLA PARROCCHIA DI SAN PAOLO A TERNI: I MERCANTI DEL TEMPIO, UN REPORTAGE DELLA RIVISTA LEFT" width="250" height="250" />penisola, rientrava invece nel conto personale del religioso e destinato a non precisati scopi. propone dei corsi a cui si accede soltanto attraverso il versamento di una decima, che serve, dicono, a finanziare le oasi». Che si trovano a Camparmò, Corte Gesia, Recanati, Roma, Caltanissetta. Un altro gruppo, che si incontrava nella chiesa San Paolo a Terni, si è sciolto quando dopo amen è stato scoperto l’inganno.</p>
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		<title>CHIESA DI SAN PAOLO: IL CAPO DELLA SETTA CONDANNATO PER TRUFFA, FALSI MIRACOLI PER GUARIGIONI</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 09:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Web &#38; Books</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A don Ricardo Arganaraz  furono concessi, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Venezia, gli arresti domiciliari ( fu invece respinta la richiesta di affidamento alla sua comunità), a causa della sua malattia: una cardiopatia ischemica.. Il Tribunale gli concesse di svolgere, all’interno della struttura denominata “Giardino” in località San Savino di RiPatranzone, nei pressi di San Benedetto Del Tronto solo l’attività di giardiniere, e non quella didattica. All’epoca la condanna era per “circonvenzione di incapace”: 3 anni reclusione con il risarcimento degli 800 milioni all’epoca della truffa, in lire. Infatti in questo tipo di situazioni vengono a trovarsi sempre persone in difficoltà, deboli, fragili, bisognose di affetti  e cure, con problemi di salute o esistenziali o d’altra natura e come costoro vengono a trovarsi in condizione di soggezione, di dipendenza, da medici, psichiatri, spesso maghi, tanto più da chi sostiene di essere stato scelto da Dio per fondare una nuova chiesa o trasformare profondamente quella “vecchia”, “usurata”, “stantia”, “mondana” attuale. Quella cattolica. Di chi sostiene di essere “parola della bocca di Dio”. I beni “don miliardo” fino alla metà degli anni novanta furono valutati dagli inquirenti che aprirono l’inchiesta giudiziaria, (a seguito della denuncia dei famigliari di Iolanda Martignago, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-medium wp-image-3441" title="IMG_3029 copia" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/IMG_3029-copia1-149x250.jpg" alt="IMG 3029 copia1 149x250 CHIESA DI SAN PAOLO: IL CAPO DELLA SETTA CONDANNATO PER TRUFFA, FALSI MIRACOLI PER GUARIGIONI" width="149" height="250" /> </strong></p>
<p>A don Ricardo Arganaraz  furono concessi, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Venezia, gli arresti domiciliari ( fu invece respinta la richiesta di affidamento alla sua comunità), a causa della sua malattia: una cardiopatia ischemica.. Il Tribunale gli concesse di svolgere, all’interno della struttura denominata “Giardino” in località San Savino di RiPatranzone, nei pressi di San Benedetto Del Tronto solo l’attività di giardiniere, e non quella didattica. All’epoca la condanna era per “circonvenzione di incapace”: 3 anni reclusione con il risarcimento degli 800 milioni all’epoca della truffa, in lire. Infatti in questo tipo di situazioni vengono a trovarsi sempre persone in difficoltà, deboli, fragili, bisognose di affetti  e cure, con problemi di salute o esistenziali o d’altra natura e come costoro vengono a trovarsi in condizione di soggezione, di dipendenza, da medici, psichiatri, spesso maghi, tanto più da chi sostiene di essere stato scelto da Dio per fondare una nuova chiesa o trasformare profondamente quella “vecchia”, “usurata”, “stantia”, “mondana” attuale. Quella cattolica. Di chi sostiene di essere “parola della bocca di Dio”. I beni “don miliardo” fino alla metà degli anni novanta furono valutati dagli inquirenti che aprirono l’inchiesta giudiziaria, (a seguito della denuncia dei famigliari di Iolanda Martignago, l’anziana che sborso’ all’epoca, in più fasi la somma di 800 milioni di lire in cambio della guarigione della sorella Roma, gravemente ammalata, guarigione che non vi fu, poichè la donna morì), nel novembre del 1996, intorno ai 10 miliardi di lire, si faccia un po’ il conto oggi. Nel corso della prima udienza del processo che si svolse a Vicenza, (si aprì il 24 novembre del 1997 e si concluse l’anno dopo, il 26 ottobre), don Antonio Zennaro dichiaro’ ai giudici che nel 1993 fece una relazione alle autorità ecclesiali per sottolineare come don Arganaraz fosse animato “dall’assillo di chiedere soldi con atteggiamenti intimidatori. Significativa fu anche la vicenda raccontata dal professor Francesco Barasse, intervenuto per far restituire i soldi dati “in prestito” al sacerdote argentino da una associata dell’Unione Ciechi di cui era presidente. Quando don Riccardo fuggì all’Est, inseguito da un mandato di custodia cautelare da parte della Procura della Repubblica di Vicenza, “sdoganò” una parte dei suoi beni mobili su conti insospettabili. Il vescovo di Salta (Argentina), dov’era incardinato don Riccardo, più volte, lo aveva richiamato in patria, ma lui non aveva mai ubbidito. Lui infatti non ama essere contraddetto e usa i voti dei sui consacrati per tenerli stretti a sé al fine di “legittimare” l’esistenza della Koinonia. “Nel corso di un’assemblea disse: Il cerchio si sta stringendo, chi si ritira, il Signore lo colpisce con il cancro”, disse una teste alla prima udienza del processo, Francesca Dal Santo Maino di Piovene (Schio). Amabile Girardi, insieme al marito Iles Terzo, anche loro di Piovene, dopo anni di “militanza” decisero di uscire (il dramma è quando esce uno solo della coppia o della famiglia), e così deposero nell’aula del Tribunale: “Don Riccardo venne in persona a casa nostra. Mi disse che sarei finita in un letto e mio marito in un baratro. Ebbi paura. Francesco Maino, marito di Francesca Dal Santo, cosi’ depose: “Mi disse che il Signore gli faceva vedere come in un video la consistenza del conto in banca delle persone”. Una donna con gravidanza difficile, Maria Teresa Mazzuccato, così depose: “Con le nostre preghiere, vedrai, tu facci una buona offerta…” La bimba morì subito dopo il parto e la donna smise di frequentare la Koinonia…nel corso di una assemblea don Ricardo disse: “Magari venisse un tumore alla moglie di Agnelli, così verrebbe a Camparmò e ci farebbe una sostanziosa offerta…”  “Quando i giudici si pronunciarono (La Cassazione lo ha condannato per truffa a tre anni di carcere, tramutati in arresti domiciliari per motivi di salute, la restituzione della somma con gli interessi e una multa in denaro), il pubblico ministero che all’epoca  coordino’ le indagini, Tonino De Silvestri (poi divenuto avvocato), dichiaro’: “La pena inflitta è inusitata, segno che è stata riconosciuta la gravità del comportamento”. Uno degli avvocati di parte civile, Lucio Zaranotello, affermò: “la condanna per truffa dal punto di vista morale è ben più grave della circonvenzione, perché i giudici hanno riconosciuto che c’è stata la strumentalizzazione dei poteri che la tonaca conferisce. Il fatto è ancora più grave perché il raggiro è stato messo in atto nei confronti di una persona disperata che si era rivolta al sacerdote per cercare conforto”. <strong>Don Ricardo Arganaraz condannato per truffa: la sentenza è stata  emessa dalla Corte Suprema di Cassazione (Seconda Sezione), il 13 giugno 2001. </strong>“La corte rigetta il ricorso (fatto da don Ricardo) e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione in favore della parte civile delle spese sostenute nella presente fase del giudizio che liquida in complessive lire 7. 040, di cui 7.000.000 per onorari, oltre Iva e C.P.A” Don Ricardo ha riconsegnato poi alla povera signora Iolanda Martignago la somma da essa versategli in più riprese e utilizzata per ristrutturare la cosiddetta “Oasi di Recanati” della Koinonia Giovanni Battista. Vediamo come era stato formulato originariamente, dai giudici,  il capo di imputazione: Ricardo Jacinto Arganaraz: “….per aver con più azioni consecutive di un medesimo disegno criminoso, abusando delle stato di deficienza psichica di Iolanda Martignago, incapace a fronteggiare con successo le gravissime condizioni di salute della sorella Roma e della nipote Iolanda Ligabue e quindi, in condizioni di fragilità psicologica, indotto la predetta a versargli, a più riprese, la somma di lire 850 milioni, essendo invece la prima successivamente deceduta ed essendo la seconda peggiorata nelle sue condizioni dio salute, con le aggravanti di aver cagionato alla medesima un danno patrimoniale di rilevantissima gravità ed avendo commesso i fatti abusando della propria qualità di ministro del culto cattolico (In Camparmò, Valli del Pasubio, nella metà dell’anno 1991, e cessata dell’agosto dell’anno 1992). L’Arganaraz era stato accusato anche di altri episodi tra i quali:<br />
”…per aver con più azioni consecutive del medesimo disegno criminoso, abusando dello stato di fragilità psicologica e della necessità di una guida di riferimento di patrizia Manzan, che già in precedenza si era affidata ad altra istituzione perché dichiaratamente incapace di autogestire la vita propria e quella dei propri figli, indotto la stessa, promettendole falsamente la riconciliazione col marito nonché generico benessere, a corrispondergli la somma complessiva di 150 milioni di lire, nonché a cedergli gioielli e svariati mobili antichi di valore imprecisato, con le aggravanti di aver cagionato alla medesima un danno patrimoniale di rilevantissima gravità ed avendo commesso i fatti abusando della propria qualità di ministro del culto cattolico (In Camparmò, Valli del Pasubio, dall’anno 1988 all’anno 1993). Quello che è interessato ai giudici è stato: “accertare la presenza della libera volontà dei soggetti indicati nel capo di imputazione nell’offrire ciò che hanno versato”.</p>
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		<title>GUERRA TRA ETNIE A TERNI: DUE AFRICANI DENUNCIATI PER TENTATA TRUFFA A UN COMMERCIANTE CINESE</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due africani, originari rispettivamente della Costa d&#8217;Avorio e del Camerun, entrambi residenti in Emilia Romagna, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Terni per tentata truffa ai danni di un commerciante cinese. E&#8217; stato l&#8217;operatore commerciale, residente a Terni, ad allertare i finanzieri e a ricostruire l&#8217;accaduto. Gli africani si erano presentati al suo negozio per prospettare la &#8220;decuplicazione&#8221; di 30.000 euro mediante un particolare procedimento chimico. Un sistema truffaldino denunciato piu&#8217; volte anche da &#8220;Striscia la notizia&#8221; e, per questo, noto anche al cinese. Per convincerlo comunque, i due truffatori avevano messo in atto una dimostrazione pratica nella quale, utilizzando una banconota da 50 euro come &#8216;specchietto per le allodole&#8217; ne avevano fatta materializzare un&#8217;altra su alcuni fogli di carta. In realta&#8217;, spiegano le Fiamme Gialle, utilizzando 2 fogli di carta dalle dimensioni della banconota, versando poi dei liquidi, passando del cotone, schiacciando poi la cartamoneta genuina tra i fogli ed una carta di alluminio, si era prodotta una reazione chimica che aveva colorato i fogli cosi&#8217; da assumere i contorni di una nuova banconota. Gli africani pensavano di avere convinto il cinese della bonta&#8217; del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1747" title="DSCF0129[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/DSCF01291.jpg" alt="DSCF01291 GUERRA TRA ETNIE A TERNI: DUE AFRICANI DENUNCIATI PER TENTATA TRUFFA A UN COMMERCIANTE CINESE" width="384" height="288" />Due africani, originari rispettivamente della Costa d&#8217;Avorio e del Camerun, entrambi residenti in Emilia Romagna, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Terni per tentata truffa ai danni di un commerciante cinese. E&#8217; stato l&#8217;operatore commerciale, residente a Terni, ad allertare i finanzieri e a ricostruire l&#8217;accaduto. Gli africani si erano presentati al suo negozio per prospettare la &#8220;decuplicazione&#8221; di 30.000 euro mediante un particolare procedimento chimico. Un sistema truffaldino denunciato piu&#8217; volte anche da &#8220;Striscia la notizia&#8221; e, per questo, noto anche al cinese. Per convincerlo comunque, i due truffatori avevano messo in atto una dimostrazione pratica nella quale, utilizzando una banconota da 50 euro come &#8216;specchietto per le allodole&#8217; ne avevano fatta materializzare un&#8217;altra su alcuni fogli di carta. In realta&#8217;, spiegano le Fiamme Gialle, utilizzando 2 fogli di carta dalle dimensioni della banconota, versando poi dei liquidi, passando del cotone, schiacciando poi la cartamoneta genuina tra i fogli ed una carta di alluminio, si era prodotta una reazione chimica che aveva colorato i fogli cosi&#8217; da assumere i contorni di una nuova banconota. Gli africani pensavano di avere convinto il cinese della bonta&#8217; del kit da piccolo chimico (riutilizzabile ogni volta che si voleva), in cambio, ovviamente, di 30.000 euro genuini. L&#8217;intervento della GdF ha evitato la truffa; il kit di lavorazione e&#8217; stato sequestrato. (Agenzia Agi)</p>
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		<title>LA POLITICA DELLA SINISTRA, BILANCIO ASM: BUCO DI 4 MILIONI DI EURO</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACHE]]></category>
		<category><![CDATA[buchi bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[truffe]]></category>

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		<description><![CDATA[                   Non finiscono mai i guai per l&#8217;Asm, che si avvia a chiudere  il bilancio consuntivo 2008 con una perdita di circa 4 milioni di euro a causa dell&#8217;ammortamento parziale del valore patrimoniale dell&#8217;inceneritore di Maratta, malgrado abbia una gestione corrente in lieve utile. Il suo valore è praticamente crollato, in specie dopo l&#8217;emanazione delle linee guida del piano regionale dei rifiuti, che ne sancisce la definitiva chiusura, rispetto ai 9 milioni di immobilizzazioni materiali ancora inscritti (e non portati in ammortamento) nel bilancio consuntivo 2007. Per saperne di più bisognerà aspettare la conferenza stampa in cui il presidente Stefano Tirinzi illustrerà il bilancio stesso. D&#8217;altronde il consiglio d&#8217;amministrazione ha approvato il bilancio soltanto venerdì scorso, in vista del termine ultimo del 30 giugno, preferendo attendere lo svolgimento delle elezioni. Questa eventualità era comunque già prevista nella nota al bilancio 2007 e nella relazione della società di revisione Kpmg.Del resto già nel bilancio 2007 erano contenute le avvisaglie: il debito complessivo salito a 104 milioni di euro (35,4 verso le banche, 30 verso i fornitori, 2,5 alla Sao per lo smaltimento dei rifiuti nella discarica di Orvieto); il monte stipendi passato da 14,3 a 15,5 milioni; i crediti vantati verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1133" title="asm[1]" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/asm1.jpg" alt="asm1 LA POLITICA DELLA SINISTRA, BILANCIO ASM: BUCO DI 4 MILIONI DI EURO" width="590" height="328" />                   </strong></p>
<p>Non finiscono mai i guai per l&#8217;Asm, che si avvia a chiudere  il bilancio consuntivo 2008 con una perdita di circa 4 milioni di euro a causa dell&#8217;ammortamento parziale del valore patrimoniale dell&#8217;inceneritore di Maratta, malgrado abbia una gestione corrente in lieve utile. Il suo valore è praticamente crollato, in specie dopo l&#8217;emanazione delle linee guida del piano regionale dei rifiuti, che ne sancisce la definitiva chiusura, rispetto ai 9 milioni di immobilizzazioni materiali ancora inscritti (e non portati in ammortamento) nel bilancio consuntivo 2007. Per saperne di più bisognerà aspettare la conferenza stampa in cui il presidente Stefano Tirinzi illustrerà il bilancio stesso. D&#8217;altronde il consiglio d&#8217;amministrazione ha approvato il bilancio soltanto venerdì scorso, in vista del termine ultimo del 30 giugno, preferendo attendere lo svolgimento delle elezioni. Questa eventualità era comunque già prevista nella nota al bilancio 2007 e nella relazione della società di revisione Kpmg.Del resto già nel bilancio 2007 erano contenute le avvisaglie: il debito complessivo salito a 104 milioni di euro (35,4 verso le banche, 30 verso i fornitori, 2,5 alla Sao per lo smaltimento dei rifiuti nella discarica di Orvieto); il monte stipendi passato da 14,3 a 15,5 milioni; i crediti vantati verso il Servizio idrico integrato pari a quasi 17 milioni. Nel 2007 la gestione dei settori gas e idrico era in passivo, mentre ancora in attivo quella dei rifiuti e dell&#8217;elettricità. Comunque si registrò un utile complessivo di 404 mila euro.</p>
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